L'ATTESA(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003 - edizione 2)
Ci siamo fermati in questa locanda nelle Langhe, ben oltre l'ora di cena. Gli ultimi clienti stavano uscendo, per smarrirsi nella bruma di novembre.
Mi trovo in una stanza da letto. Modesta, umida, come ricavata in una cantina. Ho i polsi legati dietro lo schienale, le caviglie incatenate a terra.
L'idea per riscattare una noiosa domenica pomeriggio, un giro nel
basso Piemonte, una cena gustosa.
Nel dormiveglia ho visto quei nani portare via Vanessa. Due la
trascinavano per le gambe. Sono albini. Con gli occhi rossi.
Scimmiottavo quella vecchia da film di Hitchcock, Vanessa lacrimava dal ridere.
Ora sta gridando. Oltre quella porta in legno grezzo alle mie spalle. Cristo. Cosa le stanno facendo?
Ha detto di avere tre figli.
Provo una rabbia immensa. Voglio distruggere la sedia e strappare la corda che mi stringe. Tento disperatamente. I muscoli tesi, sono rosso da scoppiare.
Adorabili.
Sento colpi terribili. Sento immondi risucchi. Le urla strazianti di Vanessa.
Speciali.
Uno scherzo televisivo. Si apriranno le pareti, la troupe applaudirà.
Dio fa che sia così.
Diversi.
Oltre il muro sento un movimento frenetico. Un brulicare di membra. Carne sfondata, lacerata. Gemiti strozzati. E il gorgogliare di quelle creature.
Minuti.
Silenzio.
Minuti.
Sussulto. Una chiave gira nella serratura. Vengono a prendere me... |
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