L'ESECUZIONE

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003 - edizione 2)

 

to correndo lungo il corridoio della prigione. Mi stanno inseguendo, perché vogliono portarmi alla forca. Mi sono liberato dalla loro morsa e sto fuggendo. Delle urla escono dalle celle, mentre il freddo gelido della notte ghiaccia gli occhi.
La porta in fondo è aperta. La luce della luna entra da essa ed illumina il corridoio. Sto per uscire, ma la porta si chiude all’improvviso e non riesco a fermarmi in tempo. Sbatto il capo sul ferro ed uno schizzo di sangue imbratta la porta. Svengo.

 

Credo siano passate delle ore, perché il sole è vicino alla terra ferma. L’ora dell’esecuzione è vicina. Dalla mia finestra vedo la gente ammassarsi nella piazza della prigione, per assistere allo spettacolo della morte.

 

Mancano dieci minuti. Qualcuno entra nella mia stanza. E’ un maledetto carceriere.
“Ora è il tuo turno!” mi dice con un sorriso inquinato da denti marci e da un alito fetido.
Non mi mette le manette. Pensa, che non fuggirò di nuovo. Ha ragione: mi sono rassegnato all’idea.
Percorriamo il braccio della morte. Alcuni prigionieri applaudono dalle celle, altri guardano attraverso le piccole fessure e cercano di sputarmi addosso, come se fossero migliori di me.
Saliamo le scale per raggiungere il palco. Vorrei scappare di nuovo, ma la platea non mi restituirebbe vivo all’esecuzione. La folla emette urla rabbiose, come se il sangue, che sarà versato, potesse sfamarli.

 

La corda è stretta intorno al collo e credo stia lasciando dei lividi violacei. Aspettiamo il primo rintocco della campana. Quello sarà il segnale, che sancirà la fine.
Il suono degli ingranaggi si sparge attraverso le vie della città e attraversa le campagne sotto di noi. Il suono della campana lo segue.
“Tira la leva della botola, boia!” mi redarguisce la guardia ed io ubbidisco.

Igor Ota