L'OMBRA DELLA NOTTE

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003 - edizione 2)

 

ino e Michele non volevano accompagnarla. Claudia tentava di convincerli che asservirsi a un pazzo scatenato, che credeva di essere il nuovo messia, non fosse una sciocchezza, ma soltanto un modo per conoscere una religione alternativa. Il santone aspettava un cadavere e lei gliel'avrebbe portato.
Gino e Michele si guardarono, si capivano al volo, nessuno dei due voleva finire in galera per vilipendio di cadavere, né che ci finisse l'altro. Ma Claudia era decisa e non se la sentivano di abbandonarla. Le erano affezionati anche perché era una persona tanto sola, non aveva altri amici, né parenti.
Il cimitero era illuminato dalla luna piena. Scavalcarono il muro con facilità. Speravano non ci fosse un guardiano. Il luogo non era così spaventevole come i ragazzi se l'aspettavano. Era soltanto silenzioso e accidentato. Claudia pareva a suo agio, scivolava tra le tombe soffermandosi ogni tanto a leggere qualche iscrizione.
I ragazzi dietro di lei si guardavano intorno tentando di non far rumore con le loro vanghe. Fu Michele a accorgersene per primo.
Indicò qualcosa all'amico. Che non capì, da principio, poi lo spaventò lo fermò.
Il terreno era chiaro, le tombe lucide, si vedeva bene come se fosse giorno. E Claudia era davanti a loro, immobile su un sepolcro pulito e pieno di fiori bianchi.
Ma non era lei a spaventarli, ma un'assenza, l'assenza di un ombra. Della sua ombra. Claudia si girò piano e sorrise, era pallida, respirava appena, aveva gli occhi scuri dilatati. Era morta.
Lo compresero quando videro attraverso di lei l'iscrizione sulla tomba: nome, cognome e data di nascita e di morte, della sua morte. Claudia era ancora lì con una mano alzata a mo' di saluto.
Gino e Michele scapparono. Ma lei non se ne accorse neppure. Era felice, era tornata a casa.

Franca Marsala