La mano

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003 - edizione 2

Giovedì, ore 22:45.
Dannazione! È già ora di un'altra maledetta pasticca, non ce la faccio più; questi dannati dottori mi stanno imbottendo di medicinali. Al diavolo loro e i loro intrugli, non ne voglio più sapere...

 

Una settimana dopo, ore 6:23.
Da quando ho smesso la cura mi sento meglio, penso di essere in grado di gestire da solo la mia vita. Oggi però mi sento diverso, che strano! Mi sembra quasi di dormire ancora. In cucina non c'è nessuno oltre a me, ma è come se fossi in una stanza piena di gente: sono stordito da un'infinità di voci che mi ronzano nella testa. Butto giù un buon sorso di whisky, mi passa tutto. Adesso sì che sto bene.
Accendo la tv, è quasi ora dell'incontro di boxe. Dannazione! La bottiglia è quasi finita, meglio che ne prenda un'altra, prima dell'inizio.

Nel mobile bar trovo una pistola, che diavolo ci fa qui dentro? La prendo incuriosito, non è la mia.
La rigiro tra le mani, poi inspiegabilmente me la punto alla tempia.
Che sto facendo? Non riesco a controllarmi. In preda ad una folle eccitazione inizio ad accarezzare il grilletto. Vorrei lasciarla, ma non riesco a lasciarla: la mia mano stringe forte, come se agisse per conto proprio.
Il dito sta per premere il grilletto. Tra poco sarà troppo tardi.
Ma non voglio morire!
Un urlo di disperazione sta per uscire dalla mia gola: è finita.
Lo sparo lacera il mio silenzio incredulo: mi sono sparato da solo. Ma la pallottola mi ha colpito di striscio. Sono ancora vivo. O forse no?
Mi guardo allo specchio, vedo un uomo, ma non sono io; l'uomo sorride, la sua mano impugna una pistola: me la punta alla testa. Una lacrima mi solca la guancia: perché deve finire così?
“Bang”.

Giuseppe Pastore