Gente comune

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003 - edizione 2

Sapevano di essere odiati, ma andavano ugualmente. Lui, in effetti, li detestava perché conosceva il motivo per il quale - loro - frequentavano il suo locale.
Dino Santelli, un omone scuro, era il gestore della trattoria "Dal Babbo", cucina casalinga. In tempi di recessione era diventata la meta preferita di persone che prima non si sarebbero mai fatte vedere.
"Dal Babbo" infatti, era uno dei pochi locali della città ad aver lasciato invariati i prezzi, in un momento nel quale tutti li avevano più che raddoppiati.
Il signor Dino stava spiando con furia crescente, dalla porta socchiusa della cucina, i nuovi avventori. Non erano certo lì per la sua arte culinaria e questo lo faceva imbestialire.
Sapeva che "prima", prima della recessione, quella gente considerava banale quel posto, i suoi piatti e lui stesso.
Ed ora eccoli là, arrivavano con l'aria persa di chi pensa "cosa ci faccio qui", con lo sguardo vitreo cercavano un posto libero e si accomodavano, poi fingendo indifferenza aspettavano che qualcuno andasse a servirli.
"Ma ora basta" pensò il Santelli, "non le voglio più nel mio locale quelle facce-di-culo!".

Voltandosi di scatto si precipitò verso una mensola, prese una grossa mannaia e se la nascose dietro la schiena. Due salti ed era già nella sala da pranzo.
"Possiamo ordinare?"
"Sicuro!" e menò un gran fendente sulla fronte dell'uomo che aveva appena parlato, spaccandola in due parti perfettamente uguali con un secco "toc".
"Qualcuno vuole ordinare qualcos'altro?" ruggì l'oste con un ghigno di trionfo.
In sala nessuno si era mosso, quando una voce scivolosa sussurrò: "Noi".
Pronto a colpire di nuovo, il Santelli compì una rabbiosa piroetta su se stesso, giusto in tempo per vedere, gli occhi sbarrati dall'orrore, l'uomo col cranio diviso a metà avventarsi famelico sul suo naso.
"Cominciamo con gli antipasti!".

Guglielmo Mandelbrot

Impiegato in una azienda privata, dopo un pesante esaurimento nervoso decide di dedicarsi alla scrittura come metodo di cura collaterale ai farmaci. Non è un professionista della parola scritta e si vede.