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LA SCRITTA ROSSA

 

a linea 5 del trasporto urbano attraversava il centro della città e collegava la periferia ovest all’estrema periferia nord, proprio ai confini con un comune limitrofo. Qui c’era un piccolo parco giochi immerso nel verde con davanti un ampio piazzale che accoglieva il capolinea. Si era così al limite che l’autobus entrando era ancora nel capoluogo, uscendo era in provincia. Vi era posta anche una pensilina per il riparo dei pendolari nei giorni di brutto tempo.
La struttura era chiusa su tre lati ed era stata sostituita qualche giorno prima, ormai logora e sudicia per via delle intemperie, dei vandali e di tutto ciò che vi era stato affisso o impresso. Era ancora quasi del tutto immacolata, imbrattarla di nuovo faceva gola a tanti, ma una scritta rossa apposta da chissà chi faceva da deterrente: NON SCRIVETE PIU’ O SIETE MORTI. In molti ritenevano che non valeva la pena appurarne la veridicità, tranne tre giovani che per gioco o per necessità decisero di sfidare l’ignoto writer.
Erano amici, tutti sui diciassette anni, abitavano in un piccolo quartiere della provincia e in qualche modo dovevano farsi notare, soprattutto dalle ragazze della nuova compagnia della città, alla quale si erano aggregati da poco. Tutti i componenti del gruppo sapevano della scritta perché per raggiungere le scuole situate in centro usufruivano dell’autobus linea 5 e si ritrovavano al capolinea sia all’andata che al ritorno, per chiacchierare ed organizzare uscite o weekend.
Era un sabato sera di fine ottobre, era tardi e al rientro da una festa decisero che era giunto il momento di dar prova del loro coraggio, portandosi dietro un nutrito stuolo di testimoni. Muniti di indelebile nero lasciarono sulle pareti della pensilina pezzi delle loro canzoni preferite, qualche pensiero e qualche commento, il tutto con un tono ben colorito. Oltre a loro, nessun altro scrisse qualcosa. Era veramente tardi, in zona non passava più nessuno, era ora di tornare a casa. Tutti inforcarono i propri scooter ma solo i tre imboccarono la via verso la provincia, gli altri abitavano nel quartiere che ospitava il capolinea.
Dopo una curva secca a destra, città e campagna si fondevano, i condomini lasciavano spazio alle fattorie con ampi cortili e dietro solo pianura padana. Da lì la strada scendeva serpeggiando dolcemente, con a destra un fosso e campi, a sinistra un tratto di autostrada e una fila di pioppi. Dopo una breve galleria che passava sotto il casello, si sbucava su un rettilineo buio, a sinistra correva la ferrovia, a destra ancora campi. In tutto un chilometro o poco più e i ragazzi sarebbero arrivati al gruppo di case in cui vivevano.
A quell’ora e in quel periodo, la terra appena trebbiata odorava di stalla e fumava di una nebbia spettrale che la copriva completamente. Non c’erano lampioni sulla via, bastava il riverbero delle luci arancioni del viadotto principale che filtrava tra gli alberi ormai spogli.
Appena imboccata la curva i tre potevano vedere bene il tragitto fino al sottopassaggio e subito si immobilizzarono alla vista di quanto stava accadendo verso di loro. Usciva dalla galleria qualcosa di indefinito, da lì sembrava un gregge, comunque qualcosa di bestiale, lanoso e in movimento, preceduto da qualcuno con un cappuccio ed un mantello che impugnava un bastone. Strano pensarono tra loro i ragazzi è un po‘ presto per le pecore, solitamente arrivano in zona a dicembre. Appena si furono ripresi, si mossero tutti molto lentamente verso la visione. Arrivati quasi di fronte, il pastore si bloccò e con lui il suo seguito, facendo segno ai tre amici di fermarsi. Alzò il capo ma l’ombra del cappuccio nascondeva il volto, intravidero solo il luccichio infernale dei suoi occhi e udirono la sua voce stridula - La scritta parlava chiaro, nulla e nessuno vi salverà! - e proseguì oltrepassandoli, rivelando che in realtà impugnava una falce. Vennero sommersi avvolti e disintegrati dal malefico gregge, i loro scooter volarono per aria e furono catapultati nel campo di fianco. Quel poco che rimase di loro fu trovato il giorno dopo sparso ai bordi della strada.
La scritta rossa aveva mietuto le sue prime vittime!

Federica Ziliotto