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L'UOMO E IL RAGNO

(2 classificato al concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003)

 

n uomo avvinghiato nella tela di un ragno,
i fili si allentano, si stringono, vibrano.
L'essere sbavante e peloso annusandolo si avvicina.
Tutti lo stanno guardando, ridono, applaudono.
Fanno "hop-hop, mangialo-mangialo!" tutti in coro.
L'uomo non ha il coraggio di guardare,
sbocciano calde lacrime dagli occhi serrati.
Lui li odia, li odia tutti quanti.
"Come ho potuto finire qui? Come possono farmi questo?",
pensa l'uomo in preda alle vertigini.
La tela vibra, il ragno si avvicina,
sente i suoi peli ispidi e duri stuzzicargli il corpo.
"Apro gli occhi? No, no, non apro gli occhi."
Trema in tutto se stesso, dentro e fuori la sua anima.
"Hop-hop, mangialo-mangialo!"
"Maledetti, state zitti!"
Le mandibole sbavanti del ragno lo sfiorano...
"Hop-hop, mangialo-mangialo!"
... assaporano il suo corpo...
"Hop-hop, mangialo-mangialo!"
... si spalancano come le porte dell'inferno...
"Hop-hop, mangialo-mangialo!"
... l'uomo spalanca a sua volta gli occhi...
"Hop-hop, mangialo-mangialo!"
"Bastardi!" urla l'uomo come un bambino.
E poi, con la faccia appoggiata alla ragnatela
tesa tra due rami di un albero,
in un sol boccone si inghiotte il piccolo ragno.

Diego Matteucci