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UOMO MORTO

(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003)

 

ra evidente che l'uomo davanti a lui fosse morto.
Non tanto per l'odore, quanto per gli occhi sbarrati, sgranati che davano l'impressione di non volersi chiudere.
Parevano quelli di un pesce lesso.
A questo pensiero avvertì il proprio stomaco contrarsi umidamente: da oltre due settimane la sua insulsa dolce metà lo aveva messo a dieta con il pretesto che era preoccupata per il suo cuore ed il livello di colesterolo.
Dato che non accennava a calmarsi, si tastò il ventre dilatato come per calmarlo quasi fosse stato un cane feroce.
Un altro segno evidente dello stato dell'uomo, la prova del nove, era l'enorme ferita, pareva un taglio di grosse dimensioni, che gli apriva la testa come un cocomero dal quale era stata tagliata una generosa fetta.
Questa era poi circondata da una serie di chiazze rossastre che parevano ruggine ma in realtà erano sangue raggrumato.
In quel momento lo prese un'altra fitta di fame, una stretta alle viscere che gli annebbiò la vista per qualche secondo mentre dalle labbra gli colavano acquolina e succhi gastrici.
Attacchi come questo stavano diventando sempre più frequenti e la cosa lo preoccupava. Sua moglie non voleva sentire lamentele, lo faceva per il suo bene diceva, ma intanto aveva cominciato ad essere preda di amnesie, salti
nel buio dai cui riemergeva sempre stranamente sazio, almeno per un po'.
Diede un ultimo sguardo al morto: alla fine era un uomo come tanti. Perché stupirsi quindi?
Per quanto ne sapeva lui il mondo poteva essere pieno di morti.
Solo che non stavano nel suo congelatore.

Emiliano Ranzani