Una calda sensazione di pace

Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo", 2003

Nella stanza aleggiavano luci rossastre, orientaleggianti. Candele aromatiche sfrigolavano scandendo la voce profonda della guida spirituale. I partecipanti del corso di meditazione dinamica avevano iniziato il cammino verso l’auto-conoscenza. Sentivano nelle situazioni proposte dal docente, che tutte le parti del corpo erano mentalmente disposte in modo simmetrico, che testa-muscoli-mandibole erano avvolti da una nuova consapevolezza, che occhi-naso-labbra-guance precipitavano dolcemente in uno stato di inebriante estraneità.
Mentre il respiro scendeva come un magma incandescente verso le parti inferiori del corpo, il docente proponeva di ritornare alle sensazioni alla testa per iniziare a ridiscendere nuovamente verso nuca-volto-torace, inspirando e espirando, concentrandosi sul grande flusso cosmico che tutto armonizzava e purificava.
“Ora scivolate verso le gambe fino a sentire un acuto formicolio ai piedi. In questo momento il vostro corpo è un immensa ricetrasmittente che attinge direttamente alle onde radio emanate dall’universo. Cercate di percepire questa infinita cascata di luce”.

Ogni partecipante “vedeva” un oceano inondante di pace. Tutti i loro muscoli erano piacevolmente caldi e tonificati. Tutti i pensieri erano stati placati, tutte i conflitti interiori erano onde turbolente che erano state ridimensionate dalla voce serena del docente.
Pervasi da quel folgorante movimento “ascendente-discendente” che eliminava ogni dissonanza interiore, gli “allievi” percepivano all’interno delle loro coscienze nuovi stati dell’esistere. Furono avvolti da una luce accecante. Il mondo esterno diventava irraggiungibile. Il caldo cresceva di intensità. L’ineffabile rivelazione zen si avvicinava.

 

“Carte di credito, gioielli, proprietà confiscate”, disse l’ispettore Shirov mentre osservava la palestra dalle pareti dipinte di sangue.
“Ma che bisogno c’era di infierire con una sega elettrica?”, chiese l’assistente incredulo di fronte alla ferocia ostentata dall’ennesimo guru psicopatico.
Shirov non rispose. Non aveva mai visto nulla di simile. Riuscì a dire soltanto: “Usciamo, lasciamo lavorare la scientifica”.

Enrico Faraoni