LO SPECCHIO DELL'ANIMA
(Racconto per il concorso "300 Parole Per Un Incubo",
2003)
a luce
diveniva più forte. Era come se qualcuno gli puntasse addosso un faro. Il fascio di luce
accese in lui una curiosità morbosa. "Segui la luce" urlava una voce nella
testa; una voce inumana e maligna, ma allo stesso tempo affascinante e piacevole, come lo
scorrere del sangue nellacqua calda, da una vena recisa.
Ormai gli bastava un passo per arrivare alla soglia della porta. Il ragazzo fece un
respiro profondo e si mise davanti alla porta. Vedeva la stanza da dove proveniva la luce,
che nel frattempo scomparve. La voce divenne una melodia piena dangoscia.
Entrò. Era una biblioteca con scaffali ricolmi di libri dogni genere. Nel mezzo
simponeva allo sguardo una scrivania. Dietro ad essa sinnalzava un enorme
specchio.
David, il ragazzo, sincamminò verso lo specchio. Proveniva da lì la luce?
"Probabilmente sì" pensò.
Ai piedi dello specchio giaceva un corpo inerme. Le orbite erano vuote. Il sangue era
defluito da esse disegnando un lago nero, come le iridi e le pupille degli occhi, che
galleggiavano sulla superficie. Accanto giaceva un diario, dove luomo aveva annotato
i suoi ultimi giorni. David lo lesse e ne restò percosso, in quanto riportava i
preparativi del suicidio ed alcune pratiche, che sembravano far parte di un rito magico.
Finito di leggere, gettò il libro sulla pozza di sangue e guardò nello specchio.
Avvertì una luce accendersi alle sue spalle e vide la propria ombra accanirsi sulla sua
immagine riflessa. Lattimo seguente fu accecato, per una frazione di secondo, dalla
luce, che prima solo percepì. Cercò di muoversi senza riuscirvi. Le labbra pronunciarono
una frase, che non proveniva dal suo cervello. Fu come se dei fili invisibili le
comandassero e le inducessero a pronunciare queste parole:
Ho sconfitto la morte!
Sferrò un pugno allo specchio e sentì il suo corpo infrangersi.
Igor Ota |