PETER NELLO SPECCHIO DI SANGUE
uel giorno
il sole era un occhio rosso sgranato sul mondo; Peter se ne accorse subito e capì che non
sarebbe stato affatto facile. Da quando, quella notte incontrò il vecchio, aveva capito
che la sua vita non sarebbe stata più la stessa. Niente più giornate a lavorare nei
campi, niente più calci pagati una pagnotta
niente di tutto questo, ma neanche di
meglio! Questo Peter, che non era affatto stupido, lo aveva capito subito. E d'altra parte
chi non lo avrebbe fatto? Chi si sarebbe illuso?
Quella notte al molo di Forrest, quando venne pestato a sangue dai giovani cavalieri, non
era successo nulla di eccezionale. Era una cosa assolutamente normale, ed in un certo
senso era giusto così
perché la vita era così.
Quella notte, la tempesta sbatteva le onde con più violenza del solito, e la luna, forse,
splendeva più viva; ma quella notte non era successo nulla di strano, non fino a quando
non vide il vecchio trascinarsi verso di lui.
Peter era accasciato per terra, in ginocchio con le mani puntate a fatica sul terreno, a
sputare quel po' di sangue che non gli era schizzato dalle narici o dalle ferite del resto
del corpo. Era stremato; ci si poteva giurare la vigna o le scarpe del giorno bello - chi
ce l'avesse, non avrebbe avuto motivo di esitare - che non avrebbe avuto la forza di
reggersi in piedi per nulla al mondo. Se anche fossero piovute monete d'oro, di quelle con
la faccia del Re, che valgon di più, Peter si sarebbe dovuto accontentare di vederle
cadere a terra; non avrebbe avuto la forza di sollevare il capo né avrebbe potuto
raccoglierle.
Eppure quando il vecchio si trascinò a lui e la luna gli illuminò il viso, Peter lo vide
ed un sussulto di vitalità gli elettrizzo le ossa. Voleva essere una fuga la sua, ma fu
solo un movimento goffo. Come quelli esperimenti che i ragazzi facevano con le rane appena
morte, niente di più; e fu costretto a vedere. A stare lì ad ascoltare il vecchio, dal
viso sfigurato.
"Peter, è così che ti chiami non è vero?" Il vecchio aveva una voce
insospettabilmente piacevole. Ma Peter, tra un risucchio e l'altro di sangue, era troppo
preso dal suo viso deforme, da quella cicatrice che chissà chi, o cosa, gli aveva
procurato. Guardava schifato le gote raggrinzite dell'uomo, e ancora quella piaga
abominevole, ancora la pelle rappresa disordinatamente. E poi SE SAI IL MIO NOME perché
ME LO DOMANDI? Avrebbe pensato, se avesse fatto più attenzione al vecchio, e meno al
triste viso del vecchio. E forse se avesse avuto la forza di portarsi sulla riva, e la
luna fosse stata più splendente, avrebbe dovuto rattristarsi per il suo, di viso. Forse
il mare oscuro gli avrebbe risparmiato la visione, ma forse no ed allora avrebbe prestato
attenzione; allora sì che l'avrebbe ascoltato. Ma Peter aveva schifo del vecchio e del
suo osceno volto. Era diventato lui lo sfogo della sua ira, e l'ostinazione era la rabbia
che aumentava e non sarebbe diminuita.
Fino a quando un bruciore lo invase ed il dolore fu più grande di quello già provato,
tanto da farlo stramazzare al suolo come fosse morto. E quando dopo alcuni istanti le
fitte persero intensità e riprese la posizione di prima vide ciò che nessun occhio -
UMANO- ha mai visto. Nel SANGUE che gli gocciolava copiosamente dal volto e che formava un
velo rosso sul terreno, illuminato da chi sa quale diavoleria - tanto da diventar
brillante - vide la sua immagine; come in un macabro specchio che rifletteva un immagine
sconosciuta, e terribile.
Il viso era di per sé spaventoso: gonfio e livido e sanguinante; ma vedere quella
cicatrice, tanto schifosamente osservata, stampata sul proprio volto era un dolore troppo
grande, una paura troppo forte. Peter sembrò incredulo - chi non lo sarebbe stato? - e
cominciò a tastarsi le gonfie gote, come quando ci si pizzica per svegliarsi dai sogni e
più in genere dagli incubi. Ma serviva solo ad aumentare lo sgomento: le guance del
ragazzo erano ridotte a spugne inzuppate di sangue ed ogni volta che venivano sfiorate
liberavano un getto rosso e puzzolente. Non stava sognando ed il sorriso diabolicamente
aggraziato del vecchio sembrò ricordarglielo; adesso la sua pelle mostrava a stento
l'usura del tempo, era normale, e terribilmente inquietante.
"Pietà! Pietà! Buon vecchio!"
"Allora, stavamo dicendo che ti chiami
"
"Sì sono Peter, Peter Strauber, sono un povero ragazzo
non ho soldi, gli
ultimi spiccioli me li hanno presi i ragazzi che mi hanno fatto questo
" stava
per tastarsi il viso per indicare i graffi che gli erano stati procurati da quei
mascalzoni, ma poi si ricordò che non li avrebbe trovati; sperò di trovarli - anche più
numerosi, più dolorosi -
Ma non c'erano più, e a quel punto sembrò soffocare in un bagno di lacrime, e sangue.
Davide Cardile
La vita mi conosce come Davide Cardile nato a Messina il 28/07/84, studente liceale
con medio profitto
io non mi conosco affatto
o in ogni caso non saprei
descrivermi - non nel modo in cui si vuole su questa terra. Amo Stephen King e l'horror in
generale - prediligo i risvolti fantasy - il genere che preferisco è il racconto, ma i
miei, risultano troppo influenzati dal mio "modello" e perciò troppo lunghi.
M'interesserebbe ricevere ogni sorta di critica e considerazione.
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