BUIO, E NULLA PIU'
le
tenebre scesero su di me e sul mondo coprendo con la loro vischiosità ogni cosa,
lentamente, guidati dal ghigno crudele della luna silenziosa.
Ella ride, ride finchè le è concesso, finchè l'alba non la ricaccerà nei recessi
dell'universo da cui ella osa uscire ogni notte.
Non ingannarti uomo! Sei accecato dalla sua bellezza? Ogni notte, da quando il tuo
insicuro passo calca queste regioni, gli intoccabili astri si burlano del tuo destino
mortale e con occhi nascosti ti guardano e ti guarderanno per l'eternità, immobili nella
volta celeste, senza porgerti mai la mano, protetti dal dono e dal castigo
dell'immortalità.
Ed è sotto la guida di questi Sfortunati che le tenebre continuano la loro opera di
schiave, imbrigliando l'anima di ogni oggetto fino al sorgere del nuovo sole, fino al
ritorno della forza creatrice.
E nel preciso istante in cui le ombre hanno il dominio completo del mondo,
nell'infinitesimo palpito (che per l'uomo senza fede può sembrare eterno) in cui la luce
abbandona totalmente il mondo che ecco, li vidi.
Vidi gli spiriti che dimorano in ogni atomo contorcersi in spasmi di dolore, di
sofferenza, fino a spezzarsi, perdendo notte dopo notte la loro forza, abbandonandosi poco
a poco al dominio degli astri e dell'oscurità, divenendo così nostri nemici.
Piangiamo! I cieli si stanno svuotando!
Mentre osservo e comprendo per la prima volta questa triste verità, odo.
I tetti bisbigliano.
La notte mi vuole male.
Stefano Pradel |