IL GIOCO DEL FARMACISTA
«Vincent, abbiamo un lavoretto speciale, da un milione. Il richiedente
ha appena subito un'operazione che gli impedirà di fare sesso per il resto della sua
vita.»
Il suo nome era Ted, ma non riusciva a ricordare con esattezza il
proprio cognome: l'effetto della droga che gli avevano somministrato gli offuscava la
mente. Si svegliò in una stanza completamente rossa, sdraiato su un tavolo. Aveva le mani
legate sopra la testa, e le gambe allargate, ma questo lo poteva solo desumere. Se le
sentiva intorpidite, come dopo un'operazione. Provò a muovere i piedi, e sentì
scricchiolare l'articolazione dell'alluce, anche se non sentì le sensazioni connesse al
movimento. Non poteva vedere nulla sotto la cintura, perchè un drappo di seta verde gli
ostruiva la visuale.
Era Ted Helms, uno dei re del porno del circuito underground di San
Francisco. Avevano inscenato un incidente stradale, il giorno prima, nel quale Ted era
morto per il resto del mondo. «Non ti preoccupare, il periodo extra durerà solo per
poco,» pensò Oben mentre continuava a filmare.
Ted era caduto nella trappola, e dopo meno di un'ora era entrato a far
parte della scuderia. Il narcotico aveva fatto effetto in pochi istanti, e mentre Rebecca
lo portava al rendez-vous con Gilbert quest'ultimo preparava la scena dell'incidente.
Nella stanza rossa, Ted aveva finalmente ricordato il suo cognome. Yoshi aveva bisogno di un uomo nel pieno delle sue facoltà, per realizzare la sua visione.
Trascorsi circa dieci minuti, il prigioniero cominciò a lamentarsi:
diceva di sentire un forte bruciore, ma Yoshi non se ne curava, occupato come era a
regolare le luci. Dopo altri tre minuti, iniettò un blando sedativo nella coscia sinistra
dell'uomo e diede un paio di colpetti alla porta della stanza.
Yoshi si applicò alla camicia il microfono, e la sua voce - distorta
dal computer - uscì dagli altoparlanti.
«Che te ne pare, ragazzo? La vedi, come è calda... è tutta per
te...»
«Ciao, campione.» Anche la voce di lei era modificata dal computer,
ma con una tonalità ancora molto femminile.
Il pene di Ted era di dimensioni leggendarie, oltre i trenta centimetri, e famoso nell'ambiente del porno per la sua resistenza e durata. Ora era a riposo, e per un ottimo motivo.
Molti secoli fa, nel centro America, gli Aztechi avevano costruito una
delle più avanzate civiltà dell'epoca.
Yoshi lo chiamava 'il gioco del farmacista' da quando lo aveva
scoperto, ma non lo aveva mai messo in pratica.
Allo stesso modo, il pene dei sacerdoti veniva infilzato quattro,
cinque volte con un bastone appuntito, fino a formare una S con un pò di curve in più.
La fantasia malata di Yoshi aveva applicato a questa terrificante
punizione un pene da trenta centimetri.
Appena il velo fu sollevato, il volto di Ted si trasformò in una maschera di orrore. Guardava il suo strumento di lavoro, ormai ridotto ad una specie di wurstel, e non riusciva a scendere a patti con quella immagine. Cominciò ad urlare come un ossesso, nell'ambiente insonorizzato della stanza rossa.
Rebecca si avvicinò al tavolo.
Yoshi attirò l'attenzione di Ted con una promessa.
Dopo quelle parole, si avvicinò al cronometro da muro - inquadrato da una delle telecamere - e premette il pulsante d'avvio.
Ted chiuse gli occhi e li strinse, come per attirare a sè tutte le forze di cui disponeva. Quindi li riaprì, pronto alla sua interpretazione più difficile.
Rebecca chiuse a sua volta gli occhi, e rivide i suoi anni in orfanotrofio: le violenze, le angherie dei religiosi, lo stupro di cui fu vittima a dodici anni, per il quale non avrebbe mai potuto avere figli.
Si avvicinò al corpo immobile dell'uomo, in un silenzio assoluto.
Cominciò ad carezzarlo, ma Ted non dava segno di sentire le carezze. Poi salì sul tavolo
e iniziò a spogliarsi lentamente, mostrando due seni grossi e sodi che gli strofinò sul
pene.
Ornato da un tanga nero, un sedere perfetto invase gli occhi ed il
cervello di Ted.
Con un solo gesto, anche il tanga era sparito.
Ted, malgrado l'allenamento acquisito in anni di professione, stava per cedere. Con un altro urlo, la base del pene cominciò a lacerarsi lasciando uscire molto sangue.
Rebecca non si curò di quel rumore agghiacciante, e si rialzò in
piedi, quindi si inginocchiò davanti a lui.
La struttura del pene non cedette, ma il sangue iniziò ad uscire come
acqua da una lavastoviglie guasta.
Tre minuti dopo, il cuore cessò di battere. |