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CENERO ERO

 

desso, soltanto adesso comincio a ricordare; comincio a ricordare che 47 anni fa, quando ancora non ero un uomo fatto, mi misi in viaggio, partii dal mio regno, io l'erede al trono; salutai i miei amati genitori, i miei fratelli, le mie sorelle, e con venti uomini mi misi in viaggio. Adesso però ricomincia il vuoto, perché mi misi in viaggio? Non ricordo più ormai; ma ricordo bene che dei venti che mi seguirono l'ultimo mio fedele l'ho lasciato ore fa, l'ho lasciato morto nella polvere e nella sabbia. Non posso fermarmi, non voglio, perché so che se vedrò ciò che inseguivo 47 anni fa, lo riconoscerei.
Spesso mi metto a pensare al regno che ho lasciato, un padre duro e testardo, una madre raffinata e distaccata, dei fratelli egoisti e stupidi, delle sorelle vanitose ed ingenue; dei parenti che amavo insomma, ma da cui non ero amato; lasciai un popolo spaccato dal lavoro, distrutto dalla guerra, ma che non mi odiava, poiché non aveva sentimenti. Sentimenti, sto pensando ai sentimenti e qualche cosa di nuovo mi nasce nella mente, ma non voglio pensare nulla di nuovo.
Spesso mi metto a pensare al regno che ho lasciato, molte cose devono essere cambiate, gli anziani genitori devono essere ormai morti; Federico V, il secondogenito, deve essere salito sul trono, deve aver portato avanti la guerra contro gli stati del sud iniziata da mio padre, Giuliano VII, e sicuramente non avrà ancora visto una fine; gli altri miei fratelli avranno sposato ricche unigenite, mentre tutte le mie sorelle, molte delle quali saranno morte, devono essere diventate tutte suore; fa male immaginare che la vita sia andata avanti senza di me. Mi trovo ancora immerso in antichi sentimenti che voglio dimenticare.
Spesso mi metto a pensare a quale sarebbe potuto essere il mio futuro, se fossi rimasto nel regno; sarei divenuto un re, un tiranno, insomma un uomo giusto; avrei spaziato in tutto il continente, costituendo un forte impero, e con il mio genio sarei riuscito a conquistare le popolazioni dei monti, fino all'altro continente; mi sarei fatto conoscere ed amare da tutti. Amare… di nuovo i sentimenti; adesso basta mi accamperò qui per passare la morte; ma che cosa sto dicendo? Non la morte, ma la notte.
E' mattino, è già mattino, sto sellando Alma, la mia fedele cavalla, che mi segue da troppi anni per essere un vero animale, dovrebbe già essere morta almeno tre volte, non è un animale, deve essere un angelo.

 

Sono passati giorni da quando ho lasciato l'ultimo dei miei fedeli, e sono passate solo poche ore da quando il deserto ha inghiottito anche l'amata Alma, il mio personale dio, il mio angelo custode, il mio spirito guida, tutto ciò che rimaneva della mia stessa vita. Ho lasciato Alma da poche ore, e quello che pensavo fosse solo un miraggio; e che quindi non avevo ritenuto degno di pensieri è un'oasi, quello che era un verde punto, ora è acqua e palme.
Mi disseto, e lascio che l'acqua mi bagni la bianca barba che scende dal mio volto. Mi sento molto stanco, ho paura che la morte stia arrivando. Ma ora sto ricominciando a pensare, sto ricominciando a ricordare, avevo lasciato il mio regno per colpa di quei sentimenti che volevo dimenticare, o meglio, quei sentimenti che volevo avere; sì avevo lasciato il mio mondo perché era asettico e arido, io l'unico capace di provare qualunque cosa, portai con me coloro che erano capaci di provare almeno la fedeltà, li portai con me per creare dal nulla, da un'oasi nel mezzo del deserto, un nuovo mondo, un mondo con dei sentimenti; ma ormai la morte mi ha con sè.
Cenere ero e sabbia diventerò; solo tra gli uomini ero e solo nel nulla resterò.

L.