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L'AUTOBUS FANTASMA

 

osì non si seppe più niente di lui.
Era un sabato pomeriggio, Giorgio si stava recando al lavoro.
Tutti i giorni prendeva quell'autobus e ormai conosceva benissimo tutti gli autisti.
Ogni volta, salendoci, sapeva già chi vi avrebbe trovato, come salutarlo, e di cosa parlare.
Oggi toccava ad Alfonso patito del tennis, che amava mettere a disagio i suoi conoscenti con la sua preparazione riguardo a tutte le partite di tennis svoltesi negli ultimi vent'anni.
A volte Giorgio non capiva neppure come si facesse a ricordare tutti quei nomi, quei risultati, e quelle partite che forse neanche i due giocatori ricordavano più e per richiamarsele alla mente dovevano andare a rileggere il vecchio album sgualcito dove ormai da anni annotavano i loro risultati.
Arrancando per la scaletta dell'autobus gli venne in mente il suo primo giorno di lavoro.
Emozionato e fiero allo stesso tempo, era balzato salendo i gradini con un solo passo.
Quel lontano giorno aveva visto un autista che non aveva mai più visto; era un uomo sulla settantina, le rughe troppo profonde per quel corpo snello e atletico facevano riaffiorare in lui la tristezza che ormai da anni si chiudeva dentro di sè.
Quel giorno l'autista gli aveva sorriso malinconicamente trasmettendogli il dolore della sua vita.
Erano passati ormai quarant'anni e Giorgio era giunto alla fine del suo lavoro, e dopo questo sabato, si sarebbe riposato per il resto della sua vita consumando la vecchiaia insieme alla moglie nella piccola casetta che possedeva in montagna.
Mentre si recava a salutare per l'ultima volta l'autista, notò che l'autobus era vuoto; era strano.
Quasi tutti i giorni l'autobus brulicava di gente che, ansiosa di essere in ritardo, continuava a chiedere l'ora.
Stava per salutare l'autista quando lo guardò in faccia. Non era quella rilassata e paffuta di Alfonso, ma era contratta in una smorfia di dolore che sprigionava l'ansia di quel momento che evidentemente attendeva da tempo, forse troppo. Riconobbe l'uomo che l'aveva guidato al primo giorno di lavoro e che l'avrebbe guidato nell'ultimo giorno della sua vita.
Giorgio si girò appena in tempo per vedere l'autobus che si schiantava contro un muro accompagnato dal ghigno dell'autista che pian piano si trasformò in un'isterica risata.

Filippo Broccolino

 

Filippo Broccolino di Milano.