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AMORFO

 

on so cosa mi spinga a raccontare tutto.
Forse... il preavviso inconscio di una follia imminente che bussa alla porta della mia anima. Per ogni battito del cuore tremo, in attesa del prossimo, come fosse l'ultimo.
L'ultimo nel quale la mia ragione tiene ancora a bada quei neuroni insani che mi spingono sempre più oltre la soglia... quella soglia che non avrei mai concepito di superare fino ad un mese fa...
Ma a voi, anonimi lettori, a voi mi rivolgo come ultimo appiglio, ultimo approdo ad un mondo che mi ha irrimediabilmente perso...
Vivo solo da quando mia moglie ed io ci separammo. Non fu una cosa piacevole, sia per me che per lei, ma ad un certo punto accadde e non ci fu nulla da fare.
Ben presto mi adattai; una casa nuova, il lavoro assiduo, alcuni amici di vecchia data, tutto contribuì a farmi proseguire decorosamente.
E furono proprio gli amici a consigliarmi l'acquisto del computer e del collegamento alla rete.
Ben presto l'hobby divenne passione sfrenata. Acquistavo tutte le ultime novità: programmi, espansioni, media, insomma tutto l'omniscibile che il mercato offriva per migliorare le prestazioni del mio nuovo "amico".
Il mondo dietro lo schermo divenne una vera e propria realtà "alternativa".
Internet più che affascinarmi mi stregò, come uno specchio magico dal quale divenne impossibile separarmi.
Uscivo sempre meno di casa e, ben presto, persi i contatti con quel mondo fisico che ora mi sembrava sempre più inutile, inedificante, piatto.
Le "chat" ed i "newsgroup" divennero i miei salotti personali dove potevo ricevere un numero infinito di persone senza preoccuparmi di dove si sarebbero seduti o cosa avrebbero bevuto.
Tra le numerose amicizie che nacquero in quel contesto una, in particolare, si sviluppò con armonia ed intesa quasi fossimo stati sempre vicini: era "ççELENAçç". Con lei insieme passavamo notti intere a chiaccherare, era semplice e nello stesso tempo colta, non avevo mai conosciuto una persona dotata del pregio di farti sentire bene con poche parole.
Fu lei a propormi per la prima volta l'uso della webcam. In realtà quest'aggeggio che avevo acquistato senza quasi accogermene, insieme ad altre opzioni, era ancora rimasto imballato nella sua scatola e sarebbe rimasto probabilmente lì ancora per chissà quanto tempo.
Sulle chat e su qualsiasi altro tipo di contatto mantenevo sempre, riguardo la mia identità, un riserbo direi discreto, ma con ççELENAçç la fiducia era totale e reciproca. Mi insegnò ad installare e ad usare la web con il programma più adatto e dopo alcuni tentativi la vidi finalmente in persona.
Fui ripagato per l'ansia dell'attesa; era come mi aspettavo che fosse, il suo viso esprimeva intelligenza e serenità, lineamenti morbidi che l'obbiettivo della camera non deformava. Viveva sola, anche lei separata (ma quale pazzo avrebbe potuto lasciare una donna simile?) e, purtroppo, molto distante.
Ma le promisi che la prossima estate avrei sfruttato tutte le mie ferie per andarla a trovare.
-c'e' una sorpresa- mi disse un giorno, -quale?- risposi io incuriosito.
-Da oggi potrai vedere la mia camera in ogni momento della giornata...-
Dovevo solo digitare il suo indirizzo i.p. ed effettuare la chiamata. -Perche'questo?- le chiesi.
-Cosi non mi sentirò più sola... qualcuno sarà sempre vicino a me... almeno come osservatore, non ti va di farmi da guardia virtuale del corpo?-
-se vedi dei ladri in casa, chiamami subito!-
Sorrisi. Ero eccitato inutile nasconderlo. L'idea mi sembrava entusiasmante ma nello stesso tempo mi lasciava perplesso. Cosa significava in realtà?
Non mi sforzai a trovare risposte, accettai e basta.
Quella stessa notte, erano circa le tre, provai il collegamento. Digitai l'indirizzo e dopo un click apparve la sua stanza.
L'illuminazione era scarsa ma in parte la luce del monitor in parte quella di un lampione stradale che filtrava dalle imposte, rendevano abbastanza definiti i contorni della stanza. Lei stava dormendo. Intravedevo la testa tra il cuscino. Stava fingendo? No. Non stava fingendo di dormire.
Cosa non avrei dato per attraversare il monitor e adagiarmi vicino a lei! (Sì lo ammetto ne ero innamorato cotto..).
Poi qualcosa mi fece sussultare.
Un ombra, una forma, qualcosa di non ben delineato si muoveva nel raggio visivo della web.
Mi stropicciai gli occhi per vedere meglio ma mi accertai che non era un effetto luminoso.. c'era qualcuno in quella stanza...
Ero tentato di alzare la cornetta, di chiamarla, di avvertirla del pericolo!
-che stupido- dissi quasi ad alta voce. Non le avevo mai chiesto se per caso aveva un animale in casa...
E mentre mi rimettevo a letto rilassandomi mi misi quasi a ridere della mia apprensione. Non avevo ancora imparato a vivere da solo. Questa era la verità.
L'indomani le raccontai tutto come fosse una barzelletta.
Ma era allergica agli animali domestici. Non ne aveva mai avuti.
-Allora confessa- dissi -non vivi proprio da sola...-
-credimi- rispose -se avessi un amante non ti avrei dato tutta questa confidenza, nè tanto meno il numero di telefono... non trovi?-
Non potevo che darle ragione.
-Sai cosa penso? Che tu ti sia imbattuto in qualche leggenda della rete... dicono ci sia un essere che si nutre di tutti i siti abbandonati e usa le web cam come boe per passare di casa in casa... curioso no?-
Sorrisi, la sua capacità di sdrammatizzare la rendeva unica.
-e cosa ci farebbe nelle nostre case questo mostrino mangiabit?- dissi sarcastico.
-ci mangerebbe il cervello...- rispose -i neuroni comunicano con impulsi elettrici...-
-con me digiunerebbe... -dissi io e scoppiai in una risata. -Sei sempre il solito...- commentò.
Quella notte mi collegai più o meno alla stessa ora. Identica scena: lei dormiva profondamente.
Ma il sangue mi raggelò. Quell'ombra era lì,vicino a lei, ondeggiava come il grano al vento e sembrava tentasse in qualche modo di infilarsi sotto le coperte.
Non ebbi esitazioni feci squillare il telefono di casa sua.- Svegliati, ti prego svegliati!- urlai.
Quella cosa amorfa sembrò percepire, si allontanò da lei e si diresse verso la webcam. Non so in che modo ma capii che mi stava guardando.
E dai miei occhi una sensazione di orrore incontenibile si diffuse quasi istantaneamente in tutte le viscere.
Il mio computer si spense e si riaccese cominciando a vomitare una serie di dati inimmaginabili, scaricò in frazioni di secondo programmi da 10 giga installandoli ripetutamente. L'antivirus si attivò varie volte fino a polverizzarsi come sabbia... poi... all'improvviso... tutto si placò...
Era riapparsa la schermata iniziale. Ma non vi fu modo di rintracciare alcun file di Elena.
Credetemi, quella sera spensi per l'ultima volta il pc. Ora e' in un ripostiglio. Ma ho dei problemi più seri.. ora..
Abbandonai la casa, la notte mi svegliavo ogni minuto in preda all'angoscia.
Ed Elena? Con difficoltà trovai in una edicola della stazione il suo giornale locale. Un trafiletto diceva: MORTE NEL SONNO, giovane donna muore nel suo letto, probabilmente a causa di un aneurisma congenito mai diagnosticato, la poveretta, forse, non si e' accorta di nulla.
Mi hanno recuperato da poco ed ora sono sotto analisi. Devo essere un mistero per loro, ma in verità lo sono anche per me stesso.
Chi può credermi?
Forse voi anonimi lettori... lui e' qui... lo sento... e' sempre vicino a me... presto... potreste incontrarlo.

 

LETTERA RINVENUTA NELLA TASCA DESTRA ANTERIORE DEI PANTALONI DI UN PAZIENTE DECEDUTO DURANTE UNA T.A.C.
reperto n°3.

Sigma