La curva a sinistra

I due uomini camminavano affiancati lungo il ciglio della strada, incuranti delle auto che sfrecciavano a pochi centimetri di distanza da loro.
Il caldo di quella giornata d'agosto era opprimente, e quello che tra i due sembrava il più anziano si asciugava ripetutamente il sudore sulla fronte con un fazzoletto.
L'altro, che in realtà era poco più di un ragazzo, si limitava a procedere tenendo lo sguardo fisso sulla striscia gialla dipinta sull'asfalto. I discorsi del compagno non sembravano per nulla interessarlo; la sua attenzione era totalmente rivolta a quella lunga striscia gialla continua, per tre quarti scolorita dal tempo e dalle intemperie.
La strada che stavano percorrendo, un interminabile rettilineo con un'unica corsia per ogni senso di marcia, solitamente era transitata solo dagli automezzi; pedoni e ciclisti, infatti, la evitavano accuratamente a causa della sua pericolosità. Incuranti di questo, i due uomini erano tuttavia riusciti a raggiungere il punto in cui un cartello triangolare di pericolo annunciava una curva a sinistra. La striscia bianca che separava le due corsie da tratteggiata era divenuta continua, onde segnalare agli automobilisti il divieto di sorpassare.
Malgrado ciò, le macchine continuavano a transitare ad una velocità troppo sostenuta per non costituire pericolo.
Una Ford Fiesta che arrivava dalla parte opposta, per superare un furgone invase la loro corsia, e per poco non li prese in pieno.
Il più vecchio tuttavia non disse niente; si limitò a scuotere la testa in segno di disapprovazione.
I suoi occhi erano lucidi. A stento riusciva a trattenere le lacrime.
Il ragazzo continuava a camminare al suo fianco, sguardo basso sulla linea gialla.
Un altro automobilista proveniente da dietro fu costretto ad una brusca sterzata per non investirli; nel sorpassarli abbassò il finestrino e fece loro un inequivocabile gesto con la mano, accompagnandolo da una sonora strombazzata del clacson.
Nessuno dei due sembrò tuttavia accorgersene; erano, infatti, arrivati nel punto in cui i segni di una brusca frenata sull'asfalto terminavano contro il guardrail sfondato.
L'uomo e il ragazzo si fermarono contemporaneamente; ora osservavano il luogo dell'incidente senza dire una parola.
Ai loro occhi quella doveva sembrare l'immagine di un paesaggio alieno, troppo strana per comprenderla, troppo inverosimile per accettarla.
<E' qui!>, disse il più vecchio, quando finalmente parlò, <E' qui che ho perso uno dei miei figli!>.
Detto questo, avanzò verso il guardrail, toccò la calda lamiera piegata, strinse i pugni fino a ferirsi con le unghie i palmi delle mani, quindi lo scavalcò e si ritrovò nel prato dall'altra parte.
Il ragazzo rimase fermo sulla linea gialla a guardare suo padre che si disperava.
<Papà>, pensò, <non sei l'unico che ha perso una persona cara… non sei l'unico!>.
Lo schianto doveva essere stato terribile. Secondo la ricostruzione della polizia, la macchina di Luca era sopraggiunta ad una velocità troppo eccessiva, poi, a causa del manto stradale bagnato, il ragazzo aveva perso il controllo della vettura, la quale era uscita di strada sfondando il parapetto ed aveva più volte rotolato su se stessa, per poi prendere fuoco.
Ai parenti del ragazzo era stato fatto eseguire il riconoscimento del cadavere, poi la bara era stata sigillata prima del funerale, poiché il corpo, anche se parlare di corpo non era del tutto esatto, era disfatto in mille pezzi.
Il padre vagava per il prato dove la macchina con a bordo suo figlio aveva terminato la folle corsa.
In mezzo all'erba c'erano ancora minuscoli pezzi di motore e di carrozzeria.
Raccolse un frammento di vetro, e lo strinse forte portando il pugno all'altezza del viso.
Aveva ripreso a piangere.
Ad un certo punto la scena divenne troppo straziante anche per il ragazzo, che fino a quel momento era riuscito a trattenere le lacrime.
Il padre, in mezzo ad un piccolo cespuglio, aveva trovato qualcosa che probabilmente era sfuggito all'impresa di pompe funebri che si era occupata del recupero del cadavere… aveva trovato l'occhio di suo figlio!
Ora lo teneva in mano, e piangendo si era inginocchiato sull'erba, l'occhio sul palmo della mano.
Il ragazzo, che aveva osservato tutto in silenzio, avrebbe voluto dire al padre qualcosa di confortante, avrebbe voluto abbracciarlo forte e…
Ma non ci riuscì, non era possibile.
Chiuse l'unico occhio che gli rimaneva per non vedere oltre quella scena, quindi attraversò la strada…
Una macchina lo prese in pieno ma lui non provò nessun dolore…
Continuò a camminare verso la luce al centro della carreggiata…

Stefano Roveron