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LA STRADA

 

l sole si stava avvicinando velocemente all'orizzonte e cominciò a turbinarmi nella mente l'idea che se non veniva in mio aiuto una piccola dose di culo, presto saremmo stati nei guai. Monica continuava a guardare la cartina e, comicamente, era arrivata al punto di girarla prima in un senso e poi nell'altro di 90 gradi e infine di capovolgerla, come per riuscire a capire dove diavolo ci eravamo cacciati. Mentre guidavo con lo sguardo fisso al margine destro della strada, sperando di vedere una pietra miliare o un'indicazione mi resi conto che era da più di un'ora che avevo preso quella strada con la convinzione di sbucare sulla Provinciale 668 evitando così un ingorgo. Monica si tolse gli occhiali da sole e mi fissò quasi sorridendo "Forse sarebbe meglio tornare indietro, non credi?"
Distolsi lo sguardo dalla carreggiata e in quell'attimo mi parve che sotto il suo sorriso vi fosse nascosta un poco di inquietudine "Stai scherzando! Da qualche parte, deve pur finire questa strada. Chi credi che si sia preso la briga di tracciare un simile percorso senza che finisca in nessun posto!". In realtà cominciavo ad essere un poco turbato anch'io. Da ragazzo mi capitava spesso di prendere il motorino o la macchina e di provare ad infilarmi dentro la prima strada sterrata per vedere dove andava a finire e non mi era mai capitato di guidare per più di venti minuti senza sbucare su un percorso noto o comunque trafficato. Cominciai ad avere fantasie sul fatto che ci saremmo persi e che nessuno ci avrebbe più trovati. Sarebbe stata una bella rogna per i ragazzi in ufficio lunedì, visto che avevo portato avanti una gran serie di pratiche senza parlarne con nessuno. Monica cominciò a frugare nella borsa e alla fine, nell'immane caos che vi regnava, riuscì a recuperare le sigarette e il cellulare. "Sarà forse il caso di dire a Francesca che ritardiamo". Osservò per qualche secondo il telefono e poi lo gettò nella borsa "Come non detto, niente segnale". Accesi i fari e le dissi che comunque saremmo sbucati quanto prima su una strada e dove ci sono strade, c'è civiltà e dove c'è civiltà ci sono ripetitori per i cellulari.
La strada invece si fece sempre più infida. dallo sterrato si passò quasi all'erba, con la sola eccezione dei solchi lasciati da ruote passate di lì chissà quando. La BMW cominciò a farmi notare con dei vigorosi scossoni che il percorso stava diventando un pò troppo impervio per una berlina cittadina. Rallentai da 40 a 30 e infine a 20 chilometri orari e, nel momento in cui il sole toccava la linea dell'orizzonte, mi fermai.
Scesi nell'aria fresca dell'imbrunire e mi guardai intorno, mentre il motore ticchettava raffreddandosi. Niente a ovest, niente a est, solo campi incolti e la strada, davanti alla macchina. Per quanto mi sforzassi non riuscivo a vedere traccia di quella che avevo percorso.
Diedi la colpa di ciò al buio ormai prossimo e continuai a raccontarmi un sacco di palle per tranquillizzarmi perché ormai cominciavo ad avere paura. Non avevo detto a Monica che non volevo tornare indietro perché ero sicuro che non ci fosse abbastanza benzina e sapevo che andando avanti nella stessa direzione ne avrei avuta forse per una altra decina di chilometri. Mi accesi una sigaretta e guardai il fumo salire in aria e disperdersi.
"Luca?"
"Sì, arrivo. volevo solo sgranchirmi un pò le gambe"
Salii in macchina e accesi il motore, lanciando subito lo sguardo all'indicatore del carburante, paurosamente sul rosso. La macchina sussultò un poco e si mise in movimento. Guidai per una distanza che mi parve infinita fino a quando qualcosa nel paesaggio cambiò.
In lontananza apparve un bosco fitto e la strada diventò più marcata facendomi tirare un mezzo sospiro di sollievo. Mi addentrai nel fitto della vegetazione, con i rami che sfregavano le fiancate grigie.
Accelerai quel tanto che permetteva il fondo stradale, fregandomene dei graffi che sicuramente si andavano moltiplicando sulla carrozzeria.
Le piante si fecero sempre più fitte, arrivando a toccare anche il tetto. Mi sembrava di guidare in un tunnel sempre più stretto e soffocante. Monica cominciò a piangere mentre premevo sul pedale per uscire più velocemente possibile da quell'inferno arboreo. Un ramo scardinò lo specchietto dal lato passeggero e il lunotto posteriore esplose in una miriade di diamanti colpito da un altro che sembrava quasi animato. I fari non illuminavano più nulla tranne un groviglio di rami che sembravano volere arrestare la corsa della macchina a tutti i costi.
Poi, il motore si spense.
Sentii gli otto cilindri morire di fame e subito il veicolo si fermò, bloccato dalla vegetazione. I rami invece continuarono a muoversi frugando in ogni piega della macchina, insinuandosi in ogni apertura.
Vidi nello specchietto, tentacoli verdi, pieni di foglie, infilarsi nell'abitacolo, dalla voragine lasciata dal lunotto, attorcigliandosi ai poggiatesta posteriori e facendosi strada verso di noi. Presi Monica per il braccio e aprii la portiera, uscendo all'esterno in un turbinio di rami e di foglie. Cominciammo a correre lontano dalla macchina, frustati e graffiati da mille appendici fino a quando sbucammo in un radura. Il bosco dietro di noi sembrava parlare, lanciava sinistri sussurri di invito e ci aspettava, come aveva fatto da sempre e come avrebbe continuato a fare.
Feci per muovere un passo quando il terrore mi catturò nella maniera più profonda possibile. I miei piedi si erano infilati nel terreno e le gambe, si stavano unendo assumendo un aspetto ligneo. Guardai Monica e vidi che anche lei stava sperimentando la stessa mutazione. Le sue gambe attraenti, erano ormai diventate un unico tronco sprofondato nel terreno e la trasformazione partita dai suoi piedi, stava velocemente arrivando alla vita e poi più su. Mi lanciò un ultimo straziante sguardo di terrore, mentre cominciavano a spuntarle rami dalla testa. Tutto il mondo cominciò a girare in un vortice nero sino a quando persi i sensi.

 

Mi risvegliai a mattina inoltrata. Monica era vicino a me e sentivo che era felice. Spirava una delicata brezza da nord che mi fece riprendere completamente i sensi. Ora, non mi manca più nulla. Niente più bollette da pagare, niente più concorrenti sul lavoro, niente più affanni e stress. Ora ci siamo io e Monica più le altra centinai di entità che abitano questo bosco incantato. A pochi metri da noi, la mia BMW da 60.000 euro è ridotta a un invisibile ammasso di lamiere quasi completamente nascoste dalle fronde. Non la posso vedere perchè non ho occhi, ma mi è stato detto da alcuni amici che ho adesso. Intorno a noi, nascoste nei recessi del sottobosco, ci sono altre automobili e perfino dei carri, mi dicono, che ormai sono ridotti in polvere, a parte ruggini fascioni di metallo.
Stiamo bene io e Monica e siamo insieme, accarezzati dal vento a goderci il sole. Presto arriverà l'Inverno ma qui mi dicono che non è poi tanto male, a parte la prima volta, quando non si è ancora fatta l'abitudine a perdere le foglie.

 

Cristian Riva

 

Mi chiamo Cristian Riva e sono nato a Castiglione delle Stiviere in provincia di Mantova il 6 Dicembre del 1971. Da piccolo ho iniziato il mio "viaggio nel terrore" leggendo Poe e dedicandomi molto anche alla fantascienza (Dick, Asimov, Clarke, etc). Lo scrittore che più mi affascina è sicuramente H.P. Lovecraft di cui lessi per puro caso "Le montagne della follia". Mi innamorai perdutamente del suo stile e ti giuro che tutt'ora è uno dei pochi autori che mi ha provocato degli incubi!!!!. Ho letto praticamente tutto di lui. King è stato il passo successivo anche se quando lessi Carrie pensai che era un romanzo abbastanza banalotto! Se devo essere sincero mi è piaciuto quasi tutto dei suoi scritti anche se ultimamente mi sembra un pò a corto di originalità. Senza andare oltre, per la mia prima comunione qualcuno ebbe la fantastica idea di regalarmi una macchina da scrivere (Una Olympia portatile che conservo ancora in garage). Pensando di essere già a buon punto per scrivere un libro, buttai giù pagine e pagine di racconti in cui, inesorabilmente mi  perdevo dopo la decima-quindicesima pagina. Ti giuro, sempre nell'oscuro garage ho una vecchia borsa di pelle con dentro più di 300 pagine di racconti iniziati e mai finiti. Quando ho trovato questo sito, è scoccata una scintilla in me che ha acceso l'antico amore per la scrittura. Al che ho pensato -Che Diamine! Se scrivo una storia di due tre pagine, potrei anche riuscire ad arrivare oltre la metà!. Concludo dicendo che sono sposato, lavoro in una sinistra fabbrica come capoturno e che adoro il cinema in genere (Guardo di tutto!). Ascolto anche parecchi generi musicali con una fissa assurda per Peter Gabriel!