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GLI SPECCHI DI NOI STESSI

 

vete mai pensato ad un'altra realtà, parallela alla vostra, uguale ma allo stesso tempo diversa per alcuni lati, una realtà in cui il buono è considerato cattivo, il bello il brutto e dove voi siete maschi invece che femmine e viceversa? Cosa direste se ciò che ho appena descritto fosse reale, se incontraste colui o colei che è al di là del sottile varco che divide i due mondi ...
Un giorno d'estate uno strano specchio fu portato a casa Dragoni dove ad attendere i facchini vi era solo Mattia, il figlio. Mattia era un bel ragazo bruno dai verdi occhi luminosi, timido ed introverso. La sua famiglia era partita per una vacanza che sarebbe durata circa un mese; per un ragazzo normale quella vacanza avrebbe voluto dire festa, birra, ragazze, ma lui no, preferiva accoccolarsi davanti al televisore, sotto morbide coperte, mangiando del gelato alla panna! Quella sera, però, qualcosa del nuovo specchio lo attraeva, la curiosità gli attanagliava il cervello ... voleva scartarlo! Passarono ore e ore prima che si decidesse sul da farsi ed infine, sulle tre di notte, optò per aspettare il giorno dopo ed il consenso dei genitori a cui avrebbe telefonato la mattina stessa!
Quella notte non chiuse occhio, una voce lo chiamava ininterrottamente, gli inebriava i sensi, gli sconvolgeva la mente; quella voce era talmente soave che lo faceva contorcere dal desiderio, cosa che non aveva mai provato prima per niente e nessuno! "Mattia ... Mattia ... non mi riconosci? Sono io ... sei tu ... Mattiaaa ...".
Non riusciva a capire da dove provenisse quella voce, eppure il solo suono l'eccitava tantissimo. Pensò che forse tutto era dovuto alla stanchezza e decise di tapparsi le orecchie con dei tappi di cera che sua mamma usava spesso per dormire.
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, telefonò ai genitori e gli chiese di poter scartare il tanto desiderato specchio. Naturalmente la risposta fu affermativa così corse al salotto dove l'avevano scaricato e lo scartò. Si accorse che non c'era niente di affascinante in quella latra di vetro, solamente la sua immagine riflessa, e se ne andò sconsolato in cucina.
"Mattiaa ... ti ho visto ... Mattia, vieni da mee.. ". Quella voce lo sconvolse nuovamente ... il desiderio si faceva velocemente strada nei suoi pensieri fino a diventare morboso, quasi letale per i suoi nervi. "Chi è? Da dove viene questa voce?". "Davvero non mi riconosci? Sono io, ti ricordi di me vero ... ci vediamo spesso ... non rimembri i nostri incontri?". Il desiderio si trasformò, poco a poco in terrore ... di chi era questa voce, chi era la persona che viveva con lui e di cui non si era mai accorto negli scorsi giorni? "Maattiiaa ... vieni a trovarmi ... sono tanto sola ... è tutto buio qui ...". "Lasciami in pace, non ti voglio più sentire!". "Mattia ... come mai allora mi hai liberato ...?". "Vattene ho detto!".
Da quel giorno Mattia non sentì più quella soave voce, i suoi genitori tornarono dalla vacanza e lui ricominciò la sua monotonia di sempre. Passarono così due anni, Mattia, ormai diciottenne, si era dimenticato della voce che lo sconvolgeva.
Un giorno d'estate però, i suoi dovettero ripartire, anche se stavolta era per motivi di lavoro e quindi si sarebbero trasferiti definitivamente, ma visto che lui era ormai maggiorenne non li volle seguire. Era sdraiato sul divano con due morbidi cuscini sotto il collo e i piedi incrociati in segno di relax; sulla sedia accanto a lui vi erano una bottiglia di succo alla mela verde con un bicchiere e una vaschetta di buon gelato appena comprato. I suoi occhi erano fissi su di un libro che aveva acquistato il giorno stesso; era un libro molto grosso, trattava la teoria di uno scienziato riguardante i mondi paralleli e le loro "porte di accesso". Dietro di lui, ormai dimenticato, si stagliava minaccioso lo specchio che anni prima lo aveva terrorizzato. Era un oggetto molto vecchio, risaliva alla seconda metà del '700.
La cornice era verniciata di un rosa pastello e riprendeva perfettamente lo stile rococò, pieno di fronzoli e gingilli luccicanti. La lastra di vetro incastonata in questa era molto rovinata, forse sarebbe stato meglio cambiarla. Era uno specchio molto grande e da terra era alto quanto Mattia.
Quel pomeriggio si stava rivelando più noioso e afoso del solito, era molto caldo, Mattia sentiva il suo corpo trasudare acqua, 'annnaffiandolo' come se fosse stato una pianta. Si alzò, attraversò il salotto fino ad arrivare alla cucina dove prese dal freezer tre cubetti di ghiaccio, riattraversò il salotto e si sedette nuovamente sul divano. Erano le quattro del pomeriggio e le cicale cantavano; ad un tratto silenzio, le sue orecchie erano protese ad ascoltare ... "... Maaattiaa ...". Un piccolo brivido gli salì lungo la schiena ... "Mattiaa ... mi riconosci ...?". Voltò leggermente il volto fino a scorgere lo specchio. Nel vetro vi era riflessa un'immagine sbiadita solo che quell'immagine non era la sua. "... Mattiaaaa ... mi sei mancatoo ...". L'immagine riflessa era quella di una bellissima ragazza dai lunghi capelli ondulati tendenti al lilla pallido, il suo viso angelico era rigato dalle lacrime. La ragazza teneva le mani congiunte quasi in segno di preghiera, indossava una lunga veste biaca fermata sotto i seni da un nastro di seta rosa; riportava delle candide decorazioni a tema floreale su tutto l'abito tranne che nelle ampie maniche a sbuffo; come per il petto erano fermate da nastri di seta che cadevano sopra pizzi rosati.
Mattia balzò, tremante, in piedi. "Chi ... chi sei tu? ... Ti ho fatto una domanda, rispondi!". La ragazza tese il braccio verso di lui e lo indicò, Mattia la guardò turbato. "Non capisco, spiegati!".  "... Tocca la mia mano e tutto ti apparirà più chiaro ... io sono te ...". Mattia era sconcertato ma fece come lei gli disse. La toccò e un immenso calore gli pervase il corpo, la mano sprofondò in quella massa luccicante ... Vide una bambina e un bambino, di stessa madre, essere divisi alla nascita; la bambina cresceva ed il bambino anche separati solo da una lastra, invisibile agli occhi di entrambi. La bambina piangeva, sentiva in sè un forte vuoto; il bambino urlava, la solitudine aveva invaso la sua vita; i due crescevano, ora erano due splendidi ragazzi. Lui aveva dimenticato la metà della sua anima ma lei non poteva scordare il calore della sua metà mancante. I giorni passavano e la ragazza si ammalava sempre di più, la disperazione la divorava ... finchè un giorno, l'invisibile lastra che li separava si fece visibile ai suoi occhi. Rivide il fratello per la prima volta dopo tanti anni ed improvvisamente una gran voglia di parlargli l'assalì.
Finalmente una notte trovò il modo per contattarlo e due anni più tardi riuscì ...

Mattia si svegliò, era completamente sudato. Il ricordo di ciò che aveva visto lo tormentava e sperava che fosse tutto stato un sogno ... Il sole era alto nel cielo, dovevano essere circa le otto della mattina, dei passi risuonavano per le scale che portavano alla sua stanza, si fermarono e la porta si aprì. La ragazza dello specchio era, in carne ed ossa, dinnanzi a lui. "Tu ... che ci fai tu qui?!". ""Come che ci faccio? Non ti ricordi più di me? Sono Meredith, tua sorella!". Tutto gli sembrava assurdo, possibile che tutto ciò che aveva creduto di vivere fosse stato solo un lungo sogno? Diciotto anni di sogni? E come mai non si ricordava nulla della sua vita reale? "Meredith ... io non ricordo nulla del mio passato ... come è possibile? ... Meredith, mi stai ascoltando?". "C..Certo! Non ricordi nulla ... ma certo è naturale ... tu ... sì, tu hai ricevuto una grave botta in testa e di conseguenza hai perso la memoria ... eh, giusto?". Gli occhi di colei che gli stava dinnanzi erano strani, sembrava cercassero di celare ai suoi un orribile segreto ... tutto gli giungeva nuovo, richiuse gli occhi e si lasciò andare ad un lungo sonno...

Valentina Benini