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ORPO

 

iaceva a terra in una pozza di sangue, il corpo goffo e obeso, le zampe posteriori incrociate e le anteriori piegate, l'intestino che fuoriusciva gorgogliando... Orpo era morto. Mi aveva salvato la vita. Per la prima volta in vita mia avevo assistito al compimento di un gesto umano da parte loro.
Fu mio nonno a iniziarmi alla passione di famiglia, ricomposizione e incrocio di cadaveri umani e animali: disgustoso, penserete, abominevole. Io non lo sono mai stato, ma promettere a un morente di continuare a far vivere una tradizione di famiglia è qualcosa che ti lega per sempre a un destino che devi accettare, pur non essendo il tuo. Avevo un complice, Benedetto, il guardiano del cimitero di ..., nella provincia ferrarese. Due gocce di vino e cascava a terra come un tronco: avevo tutta la notte a disposizione per disseppellire cadaveri e caricarli sul furgoncino che posteggiavo nel retro. Poi andavo a fare una visita a Claudio, il padrone del canile. Mi faceva scegliere con cura il cadavere del poveretto che non aveva resistito, azzannato o morto di fame che fosse.
Tornavo a casa,chiudevo tutto e mi recavo nella cantina-laboratorio, cominciavo i miei soliti esperimenti. Tutti fallimenti. Ogni settimana bruciavo qualcosa come trenta chili di corpi decomposti, emanavano un fetore nauseabondo irresistibile. E i giorni passavano tra un cadavere e l'altro.
Orpo fu il mio primo e unico successo: perfetto incrocio tra un carceriere obeso e un mastino napoletano, aveva resistito per più di tre mesi rispetto agli altri fratelli e sorelle che creavo. A volte le mie creature, una volta in vita, sopravvivevano per due settimane, altre morivano pochi giorni dopo, altre ancora pochi minuti dopo. Orpo era eccezionale: ubbidiva come un cane reincarnatosi nel corpo di un uomo, non si lamentava mai, giocava con quel poco che gli bastava e cercava di imitare la mia voce.
Ci provai una volta:
"Orpo, dì cane"
"C-ca-n-n-ne"
"Ripetilo"
"Ca-ca-ne"
E gli lanciavo un braccio fresco che lui afferrava al volo aprendo le sue mastodontiche   mascelle. La pacchia però finì quando una delle tante notti di trafugamento Bernardo mi beccò a disseppellire cadaveri. Lo colpii con una mazza di ferro che ero solito portarmi per togliermi scocciatori di mezzo, ma fu inutile. Quel bastardo chiamò la polizia, e radunò i paesani, che si armarono di torce e bastoni.
Casa mia era circondata: Orpo abbaiò come non aveva mai fatto, cercai di calmarlo, ma fu inutile: sfondò la porta della cantina e assalì la folla, ma per fortuna non ferì gravemente nessuno. Alla sua vista molti inorridirono e fuggirono a gambe levate, altri cercarono di terrorizzarlo con i bastoni inutilmente.
Sembrava tutto finito quando uno sparo mi fischiò sopra la testa: dietro di me, il corpo pesante di Orpo si abbatteva al suolo come un tronco segato.
Pochi furono i testimoni delle parole che pronunciò prima di morire, tra cui io:
"I-io s-so-no b-buo-no. N-no male nes-s-suno, io"
Avevo creato un mostro gentile, e per quello il Signore mi punì una notte, strappandomi l'anima dal cuore.

Domenico Rizzo