Fotografando la morte

La fotografia vede e riprende la morte dal vero, le strappa l’ultima immagine e la trattiene attraverso il tempo, superando la labile e debole memoria con la propria icona, affidata alle variabili sorti del ricordo e, se conservata, destinata ad attraversare i tempi seguenti. Nella fotografia l’assenza reale del soggetto, riduce l’assoluto protagonismo di quello e cede il posto alla realtà visibile dell’immagine fotografica, dove il frammento del tempo resta immutabile, dando vita a quell’illusione credibile ed emozionante sicchè sembra che la stessa fotografia abbia strappato alla vita, fermandone lo scorrere, l’icona di se stessa. L’immagine fotografica del defunto infatti non sarà mai corrotta e solo il supporto e l’emulsione reagita potranno subire eventuali danni, ma il volto del defunto avrà acquisito una presenza metafisica che occupa uno spazio e un tempo sia in chi l’osserva che nella storia.

"L'ultima posa - Il ritratto fotografico funerario 1850 -1950 e il suo contesto funebre" è il nuovo libro della casa editrice UniversItalia curato da Manodori Sagredo Alberto, docente di fotografia all’Università Tor Vergata.
Il libro di Manodori Sagredo Alberto è ordinabile direttamente contattando la redazione horrorproject@libero.it (al costo di 15 euro comprese spese di spedizione) o nei migliori mail order, e acquistabile in alcune librerie specializzate (Horror Project: 4 marzo 2013)



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