La sindrome di Lazzaro

Anche conosciuta come morte apparente, è il fenomeno che si verifica quando una persona dichiarata deceduta, per una particolare combinazione di eventi non ancora del tutto chiara agli scienziati, ha una ripresa spontanea della circolazione e delle funzioni vitali, rimaste fino allora talmente basse da non essere percepite neppure dai macchinari.
Un rarissimo evento che di recente si è verificato un po’ più spesso del normale. Il primo caso accade in Colombia, la signora Noevia Serna di 45 anni, a seguito di un infarto viene dichiarata morta dallo staff medico per assenza di battito cardiaco e respirazione.
Affidata al signor Jaime Allon, addetto alle pompe funebri, la donna è portata in obitorio per la preparazione ai funerali. Pochi istanti prima che il corpo venisse cosparso con la formaldeide, il presunto cadavere ricomincia a respirare e a muoversi sotto lo sguardo atterrito dell’imbalsamatore. La signora Serna viene riportata d’urgenza in ospedale e affidata nuovamente alle cure dei medici. Il secondo episodio di “resurrezione” avviene in West Virginia. Nell’ospedale di Cleveland la signora Valentine Thomas è colpita da due arresti cardiaci e resta senza attività cerebrale per ben 17 ore. Inizia il fenomeno di rigor mortis, il corpo s’irrigidisce la pelle diventa sempre più fredda, vengono chiamati i familiari per darle l’ultimo saluto.

I parenti decidono di donare gli organi della defunta tanto che i medici, per favorire l’ossigeno a questi, attaccano la signora Thomas a un respiratore ed è miracolo. Dopo alcuni minuti, Valentine si sveglia ed è anche in grado di parlare.
Ci spostiamo infine in Angola dove un ottantunenne ritorna in vita nel modo più spettacolare: mentre si sta celebrando il suo funerale, dalla bara aperta, il signor Feliberto Carrasco lentamente si tira su, si mette a sedere e con sguardo vitreo fissa inebetito la folla di familiari seduti attorno a lui. Urla di terrore si levano nell’aria, mentre Carrasco chiede innocentemente al prete: “Potrei avere un bicchier d’acqua, mi sento la bocca impastata”. (Eleonora Della Gatta: 18 ottobre 2011)



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