Thriller: Corea e Italia a confronto

Nell’ambito della nona edizione del "Korea Film Fest", i registi Bong Joon-ho, Lee Kyo-man, Ruggero Deodato e Leonardo Cinieri Lombroso hanno incontrato il pubblico in occasione della tavola rotonda sul tema "Il Cinema thriller coreano e italiano a confronto". Deodato ha piacevolmente intrattenuto la platea e i colleghi con episodi della sua lunga carriera e ha rilevato la presenza di una certa vena ironica nel thriller coreano che, a suo dire potrebbe esser meglio evidenziata al fine di aiutare il pubblico a conoscere questa cinematografia. Deodato si è inoltre dilungato sui problemi che il cinema nostrano incontra attualmente per la mancanza di fondi per il cinema di genere e per la tendenza ultima che privilegia il comico, il quale a suo dire non riesce ad andare oltre Lugano.
Bong ("The Host", "Memories of Murder", "Mother") ha tenuto a chiarire di non essere coinvolto nel progetto che vede in lavorazione al momento in Corea un "The Host 2" in 3D e, interrogato circa la possibilità di utilizzare questa tecnologia, ha semplicemente risposto di non essere interessato all’uso di un ulteriore paio di occhiali. Lee Kyo-man ("Return") ha invece rilevato la tendenza del cinema thriller coreano ad avvalersi di storie tratte dalla cronaca, come è il caso di "Memories of Murder" del collega Bong e del suo ultimo film ("Children/Ahyideul") che tratta della sparizione di un gruppo di ragazzi avvenuta durante gli anni della dittatura militare, e ha attribuito questa pratica al desiderio di non dimenticare fatti accaduti nel passato, ma su cui non è mai stata fatta piena luce.

Bong stesso ha raccontato che durante la lavorazione di "Memories of Murder", che tratta del primo caso di omicida seriale in Corea rimasto a tutt’oggi irrisolto, immaginava di rivolgersi direttamente al killer, a cui ha dedicato l’ultima inquadratura.
Leonardo Cinieri Lombroso, al festival per presentare il suo documentario Through korean cinema, ha invece insistito sull’importanza di contestualizzare il cinema coreano all’interno della storia del paese, per meglio comprendere le tematiche affrontate e il modo di rappresentarle. La valenza politica del thriller, molto forte ai tempi in cui Deodato girava "Cannibal Holocaust" è, a suo dire, stata stemperata negli anni a favore di una blanda critica sociale, mentre si ritrova ancora intatta nel cinema coreano, forse a causa della caduta delle barriere imposte in passato dalla censura, censura che invece in Italia è a tutt’oggi molto attiva nei confronti del cinema di genere (Anna Maria Palella: 30 marzo 2011)



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