Il vampiro di Venezia

di Giada Trebeschi - pagine 220 - euro 12,50 - Oakmond Publishing

Venezia, Natale 1576. La peste ha già messo in ginocchio la città quando, in una chiesa, avviene il primo di una serie di efferati omicidi e, come se non bastasse, sull’isola del Lazzaretto Nuovo viene scoperta una masticatrice di sudari, un mostro che torna dai morti cibandosi di sangue umano. Il negromante Nane Zenon rende il vampiro inoffensivo eppure sono in molti a credere che gli omicidi e la peste abbiano a che fare con i masticatori e così, per volere del Doge in persona, Nane affianca le indagini del Signore di notte al Criminàl Orso Pisani. Orso è però un magistrato pragmatico che non crede ai succhia sangue né alle superstizioni e risolverà il caso minando le certezze di Nane e mettendolo di fronte a una realtà ben più terrificante di qualsiasi mostro immaginario. Il romanzo s’ispira al ritrovamento del cosiddetto vampiro di Venezia cioè lo scheletro di una donna con un mattone in bocca, risalente agli anni della grande peste di fine ‘500 e rinvenuto sull’isola del Lazzaretto Nuovo durante gli scavi archeologici del 2006 (Amazon).

Contrariamente a quello che si legge in giro per il web e negli store online la mia sarà una recensione controcorrente. Chi ha gridato al capolavoro ha esagerato.
L'inizio del libro è sicuramente promettente: lo stile narrativo è onesto, Venezia è ben descritta e l'idea di un assassino del quale non si sa se sia un uomo o un mostro è suggestiva. Il resto invece non mi ha convinto.
La storia è fin troppo lineare e prevedibile, da un giallo mi aspetterei dei colpi di scena ma qui già a metà libro si intuisce chi è il colpevole.
Altra nota dolente sono i personaggi. I "buoni", oltre ad essere un cliché da fotoromanzo (muscolosi, bellissimi e trombatori impareggiabili) hanno vita facile, non sbagliano un colpo e sono sempre al posto giusto nel momento giusto. I "cattivi" invece sono maldestri e non destano preoccupazione.
Infine, dal punto di vista storico avrei voluto più realismo, più dettagli. Si descrivono palazzi e chiese ma manca la quotidianità, gli odori e il sudiciume di quei tempi. Lo storico/immaginario di George R. R. Martin è lontano anni luce.
E questa Venezia flagellata dalla peste? Ha un ruolo troppo marginale, poteva essere sfruttata meglio. La Milano de "I promessi sposi" è mille volte più cupa. C'è poi uno strafalcione nel testo... non sapevo che i delfini fossero pesci!
Non ci siamo.
Voto: 5,5
[Alessandro Balestra]

Incipit
Quando infine gli tagliarono la giugulare, non ci mise molto a morire. Fece appena in tempo a sentire il fiotto caldo del proprio sangue svivolargli lungo il collo prima del sopraggiungere di quello stato d'incoscienza simile al sonno, alla pace, alla morte tanto agognata. Durante il lungo supplizio al quale era stato sottoposto, seppe di essere dannato.



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