Una storia dell'orrore italiana

di Paolo Prevedoni - pagine 592 - euro 19,00 - Bibliotheka

Francesco Romero è un giovane scrittore romano di romanzi horror che, da diverso tempo, trova nell'alcol una sorta di conforto per la sua sempre più crescente mancanza di ispirazione. Fortunatamente, arriva in suo soccorso un certo signor Ceriana, un settantenne imprenditore piemontese che gli offre un importante incarico: recarsi in un piccolo paesino di nome Miraniente e scrivere una storia horror sullo stesso, servendosi di una speciale documentazione da lui inviatagli. Una volta arrivato in questo piccolissimo centro abitato della provincia padana, il buon Francesco avrà naturalmente modo di toccare con mano le numerose leggende che alimentano il folklore locale, tra cui un tremendo caso di omicidio – avvenuto anni prima – a villa Parise, una spettrale costruzione ottocentesca dal passato burrascoso e raggelante. E se la realtà fosse infinitamente più paurosa della finzione?
Esordio assoluto per Paolo Prevedoni, scrittore alessandrino che con questo “Una storia dell’orrore italiana” parrebbe dichiarare con grande vivacità tutto il suo amore viscerale per la letteratura e la cinematografia orrorifica. Traendo spunto dalla sua passione dal campo di cui sopra, l’autore realizza una storia che, seppur non originalissima, si presenta subito stuzzicante grazie proprio all’ambientazione. Il paese immaginario di Miraniente è difatti presentato come un luogo dove provincialismo e arretratezza sono accompagnati da tutta una serie di misteri tenuti in parte nascosti proprio dagli abitanti stessi; un microcosmo, questo, opportunamente descritto e non tanto dissimile da quelli mostrati in altri contesti (“La casa dalle finestre che ridono” o addirittura “Twin Peaks”, guarda caso citato volontariamente dallo stesso protagonista).

Oltre alla costruzione del racconto (oggettivamente ben congegnata), è proprio lo stile a balzare subito all'occhio, merito senza dubbio di una narrazione ritmata e intrisa di ironia. Seppur in possesso di una scrittura matura e sorprendentemente sicura, l'autore si fa apprezzare per la coraggiosa scelta di servirsi di un linguaggio smaccatamente Pulp sciorinato per l’occasione dal narratore esterno che, con non poco cinismo e piccantezza, si trasforma quasi in una sorta di goliardico compagno d’avventura. In un binomio caratterizzato da orrore e pungente ironia, il lettore verrà trasportato all'interno di un’atmosfera sinistra, misteriosa, ma anche dannatamente ritmata e coinvolgente, con personaggi caratterizzati degnamente.
In conclusione, complimenti vivissimi al bravissimo Paolo Prevedoni, che con “Una storia dell’orrore italiana” non solo firma uno dei romanzi d'esordio migliori degli ultimi tempi, ma in particolar modo per aver costruito un'opera che ben tratteggia l'orrore che si nasconde nelle piccole località di provincia.
Estremamente consigliato.
Voto: 8
[Denis Di Nicolò]

Incipit
Miraniente. Estate 1982. Questa è una strana storia. A dir la verità neppure io, che in teoria ve la dovrei raccontare, ne conosco il principio. Di per certo so che a Miraniente, un piccolo paese della più triste provincia padana, qualcosa accadde nel luglio del 1982, e credo proprio che comincerò da lì. Sì, da Miraniente. Miraniente e i suoi quattrocento e ventinove abitanti, che si preparavano ad affrontare la più tipica delle estati padane, dove c'è la noia e ci sono le zanzare, le sagre di provincia e le partite a carte infinite, tra bestemmie e bicchieri di Barbera fatto in casa.



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