Tishomingo Blues

di Elmore Leonard - pagine 308 - euro 14,50 - Einaudi

Ci sono libri che scorrono veloci come il vento. È come trovarsi sul tetto di un vagone del treno o in groppa ad un cavallo lanciato al galoppo. In questi romanzi non si va al passo e fermarsi è impossibile. Questione di ritmo.
I lettori forti sanno bene cosa intendo perché è una scarica di adrenalina, puro piacere nel seguire pagina dopo pagina i personaggi, lungo traiettorie vertiginose che richiedono la fiducia dell’abbandono. È così che Elmore Leonard ci accompagna nelle sue storie, ritmi serrati costruiti su dialoghi secchi e affilati. Non c’è spazio per stare lì a riflettere su cosa sta succedendo perché siamo già dentro all’azione e uscirne sarebbe un tradimento.
Sono proprio i dialoghi a costituire la trama narrativa che dà respiro e ritmo a Tishomingo Blues e bisogna essere dei maestri per fare questo, come un altro grande della letteratura americana che sui dialoghi ha costruito i propri romanzi. Sto pensando, mentre scrivo, a La Strada di Cormac McCarthy e alla sua capacità di rendere le emozioni e i sentimenti dei due protagonisti attraverso i loro dialoghi. Anche in questo caso le parole descrivono emozioni e sentimenti senza perdersi in inutili descrizioni, perché è dalla loro voce che scaturisce l’universo intimo della loro esistenza.
Lo stesso accade in Tishomingo Blues. Altro spazio rispetto a quello apocalittico del capolavoro di McCarthy, qui siamo in un America contemporanea dove il protagonista è Dennis Lenhan, un tuffatore acrobatico che gioca con la vita dalle altezze vertiginose del suo trampolino. Troppo facile sarebbe vedere in questo una metafora del suo sguardo sul mondo e infatti l’autore non cade in questa inutile tentazione.
Sono le parole dei personaggi, i loro dialoghi a delineare la mappa nella quale noi lettori ci muoviamo: tra sale da gioco e improbabili rivisitazioni storiche.
È un mondo ambiguo in cui bene e male si mescolano senza giudizi morali perché qui l’etica è superflua, sarebbe come appiccicare un’etichetta alla vita e metterci dei segnali per suggerire la direzione giusta da prendere.
Non c’è un senso, una ragione per quello che accade, l’unica possibilità è vivere la storia e noi lettori ci troviamo senza rendercene conto, catapultati in questo mondo così simile alla vita reale da fare quasi paura.

Il protagonista, il nostro Dennis, viene dalla grande Atlantic City, la Las Vegas della costa est. La città che ha dato il nome ad una variante del blackjack molto popolare in Nord America ed è qui, nella seconda capitale americana del gioco, che Dennis ha mosso i primi passi come dealer in un casinò. Le sale da gioco fanno da sfondo ad una trama vertiginosa che non lascia scampo a noi lettori.
Dalle coste dell’Atlantico Dennis sposta il suo spettacolo itinerante verso sud nello stato del Mississipi. Siamo nel cuore profondo di un’America in cui ancora sopravvivono contraddizioni mai risolte, nodi vecchi e nuovi che dal suo trampolino sospeso sul nulla Dennis si troverà suo malgrado ad osservare. E sarà proprio al Tishomingo Lodge & Casino di Tunica che poco prima di un tuffo il protagonista assisterà all’evento propulsore della storia.
Da qui tutto si muove a velocità impressionante attraverso i dialoghi affilati di Elmore Leonard e da qui non c’è scampo per noi lettori. Quando arriverete a questo punto della lettura spegnete il telefono e non prendete impegni per le ore successive perché non ci sarà modo di scollarvi dalle pagine del libro.
È qui che entra in gioco – tranquilli, niente spoiler – un nuovo personaggio, l’ambiguo e inafferrabile Robert Taylor che con la grazia diabolica di un cantante blues inizierà Dennis ad una ricerca esistenziale oscura e affascinante.
Ci sono poi le figure femminili gestite da Leonard con un’attenzione tale da apparire reali e presenti nonostante in questo romanzo occupino poche pagine, ma ciò che colpisce è la capacità dell’autore di rappresentare tutti i suoi personaggi con un occhio cinematografico potente e accurato. Non a caso uno dei suoi più grandi estimatori è il regista Quentin Tarantino che dal romanzo Rum Punch ha tratto il celebre Jackie Brown.
Alla fine di tutta questa storia sembra che niente abbia senso, ma per dirla con le parole di Leonard “Una cosa non deve per forza avere senso, ma deve sembrare che ce l’abbia “ e la letteratura serve proprio a questo.
Voto: 9
[Giovanni Savelli]

Incipit
Dennis Lenahan, tuffatore alla piattaforma, diceva che se mettevi una moneta da cinquanta centesimi sul pavimento e la guardavi stando in piedi, ecco, quella era la vasca vista dall’alto, da una torre d’acciaio di 25 metri. La vasca era larga sette metri, l’acqua profonda max due metri e mezzo. Dennis diceva che da quell’altezza ti conveniva girarti e fare l’entrata in piedi, mani raccolte all’ultimo momento a proteggere le parti intime. Quando diceva queste cose alle ragazze dei parchi divertimenti, quelle facevano un’espressione di dolore molto carina, dicevano che era da paura, ma non era pericoloso?



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