Ti guarderò morire

di Filippo Semplici - pagine 239 - euro 3,99 - Delos Digital

Orlando sta attraversando la Toscana in moto, di ritorno da una vacanza insieme a Elise, la sua bella fidanzata francese. Sembra l’inizio di un romanzo d’amore, invece è l’inizio di un incubo. La sosta per una bottiglia d’acqua nel paesino di Borgoladro, sconosciuto alle mappe e alla civiltà moderna, porta i due giovani dritti al centro dell’inferno. Senza quasi accorgersene, sono catapultati in una lotta per la sopravvivenza, dove dovranno fare i conti con le parti più oscure di loro stessi e dell’umanità. Riusciranno a salvarsi? Riusciranno a salvare la loro anima dopo aver sbirciato dentro l’abisso?
Ecco gli ingredienti della storia: due giovani innamorati, un paesino fantasma, un misterioso gruppo di anziani assetati di sangue. Chi si allontana incautamente dalla strada maestra, come in ogni buona favola, finisce nelle fauci del lupo e ha le seguenti scelte: farsi divorare, fuggire oppure diventare lupo lui stesso.
La trama, dunque, non è poi così originale, ma i ritmi serratissimi tengono il lettore incollato al libro col fiato sospeso, senza tregua, fino alla fine. Si corre lungo le pagine insieme al protagonista, con la sensazione di essere caduti in una trappola senza via d’uscita, con la sensazione che sarebbe bastato davvero poco per sfuggire all’incubo, con la sensazione che ogni decisione presa non faccia che sprofondarci ancora di più nell’oscurità, là dove la vita normale non è che sogno e illusione.
Non c’è niente da dire: l’azione è impeccabile, non perde un colpo. Le pagine trasudano paura e sangue.
La parte iniziale e le fasi più descrittive zoppicano un po’, ma in fondo rappresentano solo un contorno che serve a tracciare le coordinate della storia. Lo sfondo dei colli toscani si riesce comunque a scorgere con precisione e i personaggi sono ben caratterizzati, anche se un po’ di parlata locale non avrebbe guastato.

Lo stile è pulito. Qualche piccola imprecisione lessicale e di punteggiatura che ti fa tornare due volte sulle frasi, ma niente di più.
Se vi è piaciuto Hostel, lo adorerete.
Peccato che il mistero di “quelli là” sia in parte svelato sin dal prologo. Il lettore ha ben chiaro quello che succede a Borgoladro (o per lo meno se ne fa un’idea abbastanza precisa sin dalla prima pagina), ma deve seguire l’ignaro protagonista in una serie di elucubrazioni che lo portano sempre più vicino alla verità.
C’è però una svolta, quando tutto sembra concluso, e il finale è nero, che più nero non si può.
In un mondo in cui realtà e finzione non si distinguono più, in cui il profitto è più importante della vita delle persone, in cui “è più facile imparare ad ammazzare che a programmare un computer” (cit.), c’è ancora davvero spazio per cercare la giustizia o la vendetta?
A metà strada tra lo splatter duro e puro e la riflessione sulla natura umana e le sue perversioni, merita la vostra attenzione.
Voto: 7
[Blackstar]

Incipit
Lo schermo del laptop era l’unica luce che rischiarava il piccolo ambiente; un rettangolo azzurro a sfidare il buio, che creava un sottile angolo di penombra intorno, come una lama che tagliava in due l’oscurità.
La donna, seduta con le lunghe gambe accavallate, osservava il display mantenendo il dispositivo in equilibrio sulle ginocchia incrociate, sotto la gonna in pelle pregiata. Aveva gli occhi inchiodati su quelle terribili immagini e ancora si stava chiedendo, incredula, come fosse potuto accadere.
Morti. Erano tutti morti. Una fila di cadaveri straziati.



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