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UN'ORA E MEZZA
di Boosta - pagine 159 - euro 6,90 - Baldini e Castoldi
Ebbene sì, questo Boosta, al secolo Davide Dileo, è proprio il tastierista dei Subsonica. Sì, sì, proprio quello lì che fa il dj qua e là, con la tastiera spaziale che oscilla e che un anno fa girava con una Lessa. Magari non c’è scritto nella quarta di copertina, ma il nome basta e avanza (per i fan). Dunque scrive anche libri? Beh, parliamone.
"Un’ora e mezza" è stato edito nel 2005 e adesso compare sugli scaffali in edizione tascabile e, per fortuna, costando anche la metà. Sembra carino.
Si nota subito il font dei capitoletti à la Subsonica, segnalati non da un titolo, ma dall’ora in cui accadono i fatti. S’intuisce subito, sfogliandolo, che è uno di quei libri dove varie storielle separate confluiscono nello stesso luogo temporale per intersecarsi e concludersi sfruttando diverse coincidenze spazio temporali. Si intuisce anche, sempre sfogliandolo, che ci sono molte parolacce ed è sicuramente di stampo noir.
Ecco perché, a una rapida occhiata, sembra carino.
Purtroppo questo libro è irritante.
Riassume moltissime delle pecche principali che uno scrittore in erba può mostrare.
Tanto per sottolinearne la principale, ad esempio, c'è la sagra degli stereotipi, soprattutto nella costruzione dei personaggi. Ce n’è per tutti i gusti.
Il lavapiatti extracomunitario-onesto-filosofo? C'è.
La cameriera troietta-carina-straniera che fa una brutta fine? C'è.
L'intervistatrice televisiva sgradevole-senzascrupoli-arrampicatrice-di-letti? C'è.
Lo spacciatore-violento-strambo e filosofo pure quello? Certo che c’è.
L'ispettoredipolizia-umano? Lo psicopatico-asociale? Il-medico-della-mala-privo-di-scrupoli? Ci sono.
Il-trafficante-di-organi-nei-casini? I-malavitosi-cattivi-e-simpatici? L'adolescente-superficiale? L'adolescente-sfigato? La-coppietta-di-poliziotti-innamorata? Ci sono tutti. Tutti e molti altri. Si fatica davvero a trovare una figura che non sia una stereotipo stra-abusato da film e televisione.
In più, fatto abbastanza esilarante, è una linearità pressochè totale dei registri linguistici. Insomma: parlano tutti uguale! Farciscono le frasi con decine di parolacce e decine di similitudini che, quasi sempre, sembrano studiate a tavolino, messe lì per stupire, per esagerare. Ne escono dei dialoghi spesso innaturali, quasi assurdi.
Senza buttare la croce all’autore, a cui, per essere al debutto con un romanzo, possiamo riconoscere alcuni spunti interessanti, si può dire tranquillamente che il libro non regge un’analisi critica un minimo seria.
Il lettore non riesce ad affezionarsi a nessun personaggio, pur essendocene a decine, e arriva alla fine cercando di capire se succede qualcosa che non si aspetta, per scoprire che il finale è esattamente quello che attendeva.
Facendo di proposito dei nomi ingombranti si può dire con tranquillità che è palese il tentativo di imitare una struttura alla pulp fiction, con un linguaggio à la Lansdale, senza riuscirci. Un altro punto non riuscito nasce considerando anche, tra le storie di ordinaria malasocietà che s’intrecciano in quest’ora e mezza, una vicenda che non c’entra niente con tutto il resto e pare buttata lì per caso. Davvero evitabile.
Concludendo, libro strettamente consigliato ai fan di Boosta, o comunque ai lettori non smaliziati, che riescono a farsi sorprendere da qualche parolaccia e da qualche similitudine impropria ma azzardata. Per tutti gli altri, un libro prescindibile.
Voto: 5
[Gelostellato]

 

Incipit
II rosa batte il nero, sempre.
È una questione di gusti.
Mentre calcia la faccia irregolare del tizio La Madre osserva gli zigomi alti e la ricrescita rada della barba, tutto quello che emerge dalla tumefazione sempre più estesa dei suoi tratti. Se potesse vedersi da fuori, se ci fosse uno specchio, La Madre forse si scoprirebbe anche arrabbiato, livido di rabbia. E invece è stanco, stanchissimo.
Dopo il calcio la faccia del tizio è solo una maschera di sangue, tutto quello che scorreva sotterraneo fino a poco fa.
La Madre trasferisce altrove le sue cure.
Le sue scarpe da ginnastica sono rosa, un rosa sobrio e davvero adeguato.
Morbide come il velluto e comode come l'abbraccio di una mamma, ad averne avuta una.
Catturano l'attenzione come la donna più desiderabile dell'universo intero, sono fatte di pelle di luna e sono resistenti come un guerriero di tempi lontani, o almeno questo pensa lui.
Pensa che l'unica pecca di quelle scarpe meravigliose, colorate e comode sia il rumore che fanno quando colpiscono corpi flaccidi. Il tonfo sordo sulle costole della vittima non vale quello dei suoi vecchi anfibi, ma La Madre è vestito così da ieri sera e mai avrebbe pensato di dover lavorare. Credeva e sperava che sarebbe stata una serata tranquilla.