Genia

di Gianfranco Nerozzi - pagine 302 - euro 14,00 - Dario Flaccovio Editore

Un'inspiegabile follia omicida, quasi fosse un virus contagioso, dilaga per il paese: persone rispettabili e tranquille si trasformano in spietati assassini. In un crescendo di orrore, mentre si avvicina la data del Convegno Eucaristico, un serial killer uccide, mediante un sanguinoso rituale, alcuni componenti del clero. Michele Santonero, capitano dei carabinieri, affronta questa situazione che non ha nulla di razionale.

Tra presunte possessioni demoniache, oscure profezie, sangue e violenza, Santonero scopre che questi drammatici eventi sono in qualche modo collegati tra loro... E' sufficiente una sola parola per definire questo libro di Nerozzi: splendido. "Genia" infatti, grazie ad una narrazione magistrale, cattura fin dalle prime pagine. La trama, un sapiente mix tra horror e thriller, è una sorta di moderna apocalisse dove l'incubo e l'orrore dettano legge. Tra le pagine di "Genia" non troverete luci di speranza ma solo le ombre e i mostri di un orribile inferno senza fine. Da leggere assolutamente! Voto: 9,5

Incipit
Ha rotto lo specchio dell'armadio con il calcio della pistola. Lo ha fatto tenendo gli occhio chiusi. Dentro il riproduttore cd, in soggiorno, ha inserito un pezzo dei Rolling Stones, in onore dei bei tempi andati. La canzone s'intitola "Angie". E inizia con la chitarra acustica che arpeggia. Poi entra la voce.
Quel nome ripetuto: Angie! è un grido rauco e disperato, intenso come una preghiera. Si sente cogliere da un brivido. Sa che quella canzone a lei piacerà.
In bagno trova un rasoio a manico. Apre il rubinetto del lavabo al massimo, lascia scorrere l'acqua calda. Vapori bianchi si sollevano leggeri nell'aria. Il gorgoglio dell'acqua nello scarico sembra il verso di un animale agonizzante.
Recupera dal taschino il piccolo registratore Sony e lo posa sulla mensola, poi si toglie la camicia e la butta a terra, è schizzata di sangue sul davanti e la dovrà cambiare. Resta a torso nudo. La stella d'argento agganciata alla catena che tiene appesa al collo coglie un lampo di luce.
Prende a tagliarsi ciuffi di capelli uno dietro l'altro per accorciarsi la capigliatura. Poi si cosparge la testa e la faccia di schiuma.
La lama passa sullo scalpo lasciando strisce di cuoio capelluto assolutamente liscio. Scivola sulle guance liberandole dalla barba nera.
Lo specchio che ha di fronte è ricoperto da una garza di vapore. Quando ha finito, posa il rasoio sul portasapone e si risciacqua sotto il getto del rubinetto. Solleva la testa grondante. Le gocce gli scendono calde lungo le guance e pizzicano. Lui adesso, ad una prima occhiata, può sembrare un altro. Se qualcuno lo ha visto quando raggiungeva l'appartamento, con i capelli lunghi e la barba da santone, difficilmente potrebbe riconoscerlo ora, con la testa glabra, lucida come un osso, e la faccia pulita. Tira su con il naso, le mani sul bordo del lavandino, le dita strette sulle ceramica scivolosa e fredda. Fissa lo specchio ricoperto di vapore, allunga una mano con il dito indice puntato. Pulisce solo una piccola striscia, quel tanto che basta per osservarsi gli occhi, le pupille dorate pervase di luccicori. Vince l'impulso di pulire anche il resto per controllare la propria immagine riflessa.
Inspira lentamente e i suoi pettorali guizzano come se fossero percorsi da piccole scariche elettriche. I capezzoli sono trafitti da grosse spille da balia, rivoli di sangue secco sono colati lungo gli addominali contratti, pietri dure e nodose, prive di peli. Pensa che il dolore non lo sente più e che dovrà bucarsi da altre parti.
Prende il Sony dalla mensola, schiaccia il tasto di registrazione e lo punta davanti a sè, come se fosse un'arma. Esce dal bagno e percorre il breve corridoio fino a tornare in camera.
Sulla soglia indugia un attimo. Muove il piccolo registratore puntandolo di qua e di là, lo stesso movimento di chi usa una torcia elettrica per vederci meglio al buio, per scoprire gli angoli nascosti.
Pensa che è quello che deve fare.
Quello che ha sempre fatto.
Rivelare segreti oscuri.
In un tempo lontano, in un tempo vicino.