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IL MAGO DI OZ
di Frank L. Baum - pagine 158 - euro 12,40 - Gulliver
Un improvviso ciclone trasporta magicamente la piccola Dorothy e il suo cagnolino Toto dal Kansas al meraviglioso mondo di Oz. Inizia così, per la coraggiosa bambina, un'incredibile avventura attraverso paesaggi fiabeschi, strani personaggi, streghe e maghi; un lungo cammino per raggiungere il Mago di Oz: l'unico capace di riportarla nel Kansas. Tre pittoreschi individui, lo Spaventapasseri, il Taglialegna di Latta e il Leone Vigliacco, accompagnano Dorothy. "Il Mago di Oz", classico della narrativa per ragazzi, è una splendida fiaba, spassosa e intelligente, che anche i lettori "più maturi" sapranno apprezzare. Da riscoprire! Voto: 8,5

 

Incipit
Dorothy abitava in mezzo alle grandi praterie del Kansas, con zio Henry che faceva il fattore e zia Emmy, sua moglie. La casa era piccola, perchè il legno per costruirla era stato portato da lontano e con gran fatica, fatta di una sola stanza. I mobili erano pochi: una credenza per i piatti, un tavolo, poche sedie, una stufa arrugginita e due letti: uno grande, in un angolo, per gli zii e un altro piccolino per Dorothy nell'angolo opposto.
Mancava la soffitta e mancava la cantina; al suo posto c'era una buca scavata nel pavimento, chiamata "cantina da ciclone" dove rifugiarsi se si fosse scatenato uno di quei terribili uragani tipici del Kansas, tanto forti da abbattere qualsiasi costruzione.
Se Dorothy si guardava intorno, in piedi sulla soglia di casa, vedeva intorno a sè solo la grande prateria grigia, che si stendeva fino all'orizzonte senza che una casa, un albero ne interrompessero la monotonia. Il sole aveva talmente bruciato la terra arata da renderla dura, grigia, spaccata da innumerevoli, sottili fenditure e aveva seccato i fili d'erba rendondoli ugualmente grigi.
Un tempo i muri della casetta erano stati dipinti a colori vivaci, ma il sole aveva stinto la vernice, la pioggia l'aveva lavata via ed ora erano grigi e spenti come tutto il resto.
Quando zia Emmy era venuta a vivere in quel posto, era giovane e graziosa, poi sole e vento  avevano trasformato anche lei: avevano spento la vivacità dei suoi occhi dando loro una tranquilla tonalità grigia e sbiadito i bei colori delle guance e delle labbra. Adesso era una donnina magra e smunta che non rideva mai. Quando Dorothy, diventata orfana, era venuta a vivere con lei, zia Emmy era rimasta così sorpresa delle sue spensierate risate che ogni volta sussultava e soffocava un grido, portandosi le mani al petto. E anche ora che era passato del tempo, non poteva fare a meno di guardare con stupore la nipotina, chiedendosi di che cosa mai potesse continuare a ridere.
Neanche zio Henry rideva mai. Lavorava senza sosta da mattina a sera e non sapeva cosa fosse l'allegria. Anche lui era tutto grigio, dalla lunga barba alla punta degli stivali, aveva un'aria solenne e severa e parlava raramente.