ROCK
di Danilo Arona
- pagine 314 - euro 13,99 - Solid Books
Dire che il rock è solamente un genere musicale è molto riduttivo. Il rock è una filosofia di vita, un modo di pensare, è una realtà controversa che spesso ha camminato di pari passo con la morte, il sangue e forse con il Diavolo in persona. Attraverso le peripezie di uno sgangherato gruppo rock italiano che attraversa l'Italia durante la fine degli anni '60, viviamo le magie e gli orrori del rock, tra misteriosi omicidi, morti celebri e tantissimi eventi storici che non sembrano per nulla coincidenze. Chi è veramente l'inquientate Sam Hain? L'erede del grande Jimi Hendrix o qualcosa di più oscuro e terribile?
"Rock" è uno di quei romanzi di cui è difficile raccontarne la trama in poche righe. Danilo Arona ha mescolato con grande abilità la finzione con la realtà, e ci è riuscito talmente bene da lasciarci terribilmente disorentiati e spaventati. Voto: 8,5
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Incipit
Il piccolo paese giace sprofondato nel silenzio e in assoluta immobilità. Il sole giallo e fetido colora di luce innaturale le pietre delle squallide case. I vecchi, gli occhi semichiusi e la pipa fra le labbra riarse, stanno fuori sulle porte, seduti su sedie sgangherate. Non parlano, non pensano. Non fumano neppure.
Fiorella si sporge dalla finestra. E' una giornata lunga, incolore e noiosa come tutte le altre. “Il sud del mondo”, dicono di tanto in tanto alla radio. E nel sud di quel mondo capita già al mattino di sentirsi molto stanca. Tutta colpa di quello che succede di notte.
Dalla piazza provengono segnali di animazione. Là, dove molto tempo prima venivano a suonare i gruppi di rock' n' roll, alcuni ragazzi stanno rincorrendo un pallone, lanciando grida d'incitamento. E' l'unico sintomo di vita, ma forse nemmeno quei ragazzi pensano.
- Fiorella, perché non vai a far spesa? - rimbomba alle sue spalle la voce della madre. Fiorella, che ha sperato fino all'ultimo che sia domenica, capisce che forse è martedì e si prepara per uscire.
La mamma le consegna la lista. Poche cose da comperare nell'unico negozio del paese: mezzo chilogrammo di farina di mais, le sigarette, un po' di pane, la mostarda.
- Così, quando torni, potrai usare il grammofono.
Fiorella oltrepassa la porta di casa. In strada un turbine di vento la saluta e qualche cespuglio vola per aria. Si leva un ululato che pare il lamento di un essere vivente, ma neanche quell'angoscioso rumore scuote i vecchi dalla propria fissità.
Fiorella sfila davanti a loro. Li saluta. I vecchi non rispondono e lei considera che tutti i giorni è la stessa storia. Ogni giorno quelle pipe sono spente.
Arriva in piazza. I ragazzi giocano al pallone e non si degnano di salutarla. Il loro campo immaginario parte dagli scalini della chiesa e si protrae sin quasi davanti al vecchio albergo di Paco.
“Un po' di tempo fa percorrevo un'altra strada per venire in piazza. Abitavamo in periferia, dall'altra parte del paese e si attraversava un bosco per giungere qui. Poi, non ricordo bene quando, improvvisamente abbiamo cambiato casa”.
I suoi occhi fissano per qualche istante il vuoto, perduti nell'oblio di ricordi sfocati. E, tentando di rammentare esattamente quando la mamma ha traslocato, Fiorella si ferma in un angolo della piazza.
- Hei!
Fiorella si volta. E' uno dei calciatori, il più alto e il più scuro. Gli altri, più piccoli e meno decisi, sono rimasti al centro della piazza e non giocano più. Lei sorride.
- Quando cresci, Fiorella?
Fiorella non capisce.
- Come?
- Crescere! Sai che significa? Cre-sce-re!
- Che vuoi dire?
- Voglio dire crescere, allungarti, allargarti! I miei amici vogliono sapere quando verrà il momento.
- Quale momento?
- Il momento per farti vedere QUESTO!