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IO E YVONNE
di I. Rasi e E. Villa - pagine 366 - euro 16,00 - Dario Flaccovio Editore
Domenico La Torre
è uno squattrinato investigatore privato che, per sbarcare il lunario, fa anche il buttafuori nei locali equivoci della città. Durata una serata di lavoro nella villa di un facoltoso uomo d'affari, La Torre salva la vita ad Yvonne, una squillo minorenne, dalle grinfie di un gruppo di pervertirti. L'uomo prende talmente a cuore la sorte della ragazzina che decide di toglierla dalla strada, non sapendo però che questo lo coinvolgerà in un'intricata e pericolosissima vicenda, scandita da misteriosi omicidi, messe nere e mafiosi senza scrupoli. "Io e Yvonne" è un brillante e piacevolissimo romanzo giallo scritto a quattro mani da Rasi e Villa, tramite un lungo scambio di e-mail. La cosa straordinaria è che i due autori non si sono mai incontrati di persona! La trama del libro è ricca di colpi di scena e di azione, state sicuri che la complicata avventura di Domenico "Mimì" La Torre vi stupirà fino all'ultima pagina. Da leggere! Voto: 8/9

 

Incipit
Sebbene l'estate avesse dato il cambio alla primavera già da un paio di settimane, quel giorno - un martedì di luglio se non ricordo male - le strade della città avevano cominciato ad inumidirsi d'acqua piovana intorno alle due del mattino. Inizialmente era caduto una pioggerella timida, quasi annoiata. Ben presto, però, le gocce s'erano così ingrassate che per qualche istante temetti che potessero frantumare il mio parabrezza, insolitamente pulito.
Viaggiavo a bordo della mia utilitaria, una Fiat rugosa e singhiozzante, e pregavo tutti i Padreterni, a quell'ora ancora in cerca di fedeli, che la maledetta calotta non si bagnasse per l'ennesima volta.
La serata non era stata delle più esaltanti, questo era certo. Avevo un dolore sordo alla mano destra ed il figlio di cane cui avevo protetto le chiappe durante quella festa oscena non mi aveva firmato nessun dannatissimo assegno. D'accordo, la sua mascella era entrata in rotta di collisione con la mia mano serrata a pugno. Va bene, l'ammetto, era rimasto semisvenuto per un paio di minuti su quel tappeto persiano in una posizione assolutamente orizzontale che aveva fatto sì che il suo costoso completo blu scuro si sporcasse all'istante di polvere e di cenere.
Ma, sorte fottuta, quei soldi mi servivano, eccome!
E dire che il party era andato bene, fino a quel momento. Il mio amico - non so nemmeno chi fosse, ma me ne sono capitati tanti, da politici di piccolo e grosso calibro ad esponenti della mala di media pezzatura - aveva perfino insistito per darmi del tu.
La villa si trovava alle porte della città. Si trattava di una costruzione settecentesca ristrutturata di fresco, con prato all'inglese e piscina olimpionica. I convenuti erano probabilmente più di un centinaio: mezze tacche tirate a lucido con l'aria dei grand'uomini e bambole appena contraffatte con la puzza sotto il naso.