Homepage di Scheletri Horror Racconti Film Libri Videogiochi

 

 

GIALLOWAVE
di M.G. Falchi, M. Catignani, F. Trappolini, C. Chiavarini, A. Cometti, G. De Nicolo, M. Di Grazia, V. Gallico, R. Giordano, L. Mannori, D. Morosinotto, M. Boneschi, A. Di Lupo - pagine 148 - euro 10,00 - Big Square Edizioni
Tre famosi giallisti italiani e un concorso letterario... Un mix perfetto di ingredienti che ha dato vita a "Giallowave", un'interessante antologia che contiene i racconti vincitori del concorso che ha dato il nome a questo libro; 12 opere ispirate da tre incipit scritti da Massimo Carlotto, Giampiero Rigosi e Carlo Lucarelli. Efferati omicidi, perverse passioni, sesso, droga, serial killer, violenza, stupri, colpi di scena, azione, in "Giallowave" troverete tutti questi elementi e anche qualcosa di più ma, cosa più importante, troverete 12 racconti davvero belli da leggere e coinvolgenti fin dalla prima pagina. Da non perdere. Voto: 8,5
PER ACQUISTARE CLICCA QUI

 

Incipit di Massimo Carlotto
Fu una leggera sfumatura della voce a mettermi sull'avviso. Le avevo detto (per la quarta volta in quei giorni): "Mi dispiace proprio che dovremo festeggiare San Valentino con qualche giorno di ritardo."
"Certo, lo so, ti dispiace moltissimo. Aveva ribattuto.
Era stato il modo con cui aveva calcato sulla parola moltissimo. Era un termine che usava raramente e mai riferita a cosa piacevoli. Quando vivi con una donna da dodici anni certe cose non passano inosservate. In viso non ero riuscito a guardarla perchè mi dava le spalle mentre lardellava l'arista di maiale. Mi ero sentito gelare. Mia moglie sapeva! Ne ero certo. Eppure avevo preparato tutto con estrema cura. Con un mese d'anticipo avevo preannunciato l'arrivo di quel cliente da Rotterdam. Poi avevo ristretto la rosa dei giorni e infine avevo espresso il mio disappunto per il suo arrivo proprio il 14 febbraio. Ogni benedetto San Valentino, io e mia moglie andavano a cena e poi ci concedevamo una ciulatina in macchina in riva al mare come facevamo quando eravamo studenti, squattrinati e non uniti nel sacro vincolo del matrimonio. Lei ci teneva. Anch'io. Amavo mia moglie, ma quella festa degli innamorati volevo trascorrerla con sua sorella. La corteggiavo da dieci anni e solo un paio di mesi prima ero riuscito a baciarla e a palparle il sedere. Di più non avevo potuto osare perchè ci trovavamo a casa sua per il compleanno di Ylenia, la sua bambina, e il marito era una bestia d'uomo che mi avrebbe suonato come un tamburo al minimo sospetto. La bestia faceva il camionista e quel San Valentino l'avrebbe lasciata sola. Cadeva di mercoledì e lui portava il pellame in Calabria. Avrei provveduto io a consolarla...

 

Incipit di Carlo Lucarelli
Dicevano che la casa fosse servita per un rapimento, per nasconderci un ostaggio, e che fosse rimasta così da quando era arrivata la polizia. A lui non importava a cosa fosse servita prima. A lui interessava a cosa sarebbe servita adesso. Era a quello che pensava, nudo, tra le assi polverose, attento a non farsi trafiggere dalle schegge di legno...

 

Incipit di Giampiero Rigosi
I quattro arrivarano davanti all'entrata della discoteca facendo rombare le loro motociclette cromate e polverose. Il capo, quello che chiamavano Rasoio, salì sul marciapiede impennando l'Harley con una sfrizionata e andò a fermarsi in derapata a due metri dall'ingresso, piantando la suola dello stivale sull'asfalto per reggere il peso della moto inclinata. La luce violacea che proveniva dal tubo al neon fissato sulla soglia gli illuminò dall'alto la faccia spigolosa, e per un istante fece scintillare la grossa capocchia dello spillone che gli trapassava la guancia.
Appena tutti e quattro spensero i motori, poterono sentire il rimbombare cupo della musica che faceva vibrare il marciapiedi sotto i loro anfibi di cuoio nero.
Rasoio entrò per primo. Gli andò dietro Panzer, e per ultimi, seguendo la sua schiena larga e massiccia, sfilarono davanti ai musi ingrugniti dei buttafuori i due gemelli Tradimento, detti il Cristo e Giuda, con i loro giubbotti borchiati e i teschi rossi verniciati sul dorso. Appena dentro, Giuda si fermò a guardarsi, e grattandosi la patta dei pantaloni di pelle disse a suo fratello: - Allora, cosa dici? Pensi che riusciremo a divertirci in questa schifezza di pisciatoio?...