La bambola che divorò sua madre

di Ramsey Campbell - pagine 202 - Mondadori

Il cadavere di Lilian Pugh è stato lacerato a morsi. Anche il suo cane è stato ucciso e morsicato. Dilaniato da un uomo. A Rob Frayn, morto in un incidente, qualcuno ha rubato un braccio. Per mangiarselo. C'è un mostro a Liverpool. E c'è uno scrittore che ricorda fin troppo bene uno strano ragazzino che, tanti anni prina, aveva azzannato un compagno di scuola... E' la storia di una creatura condannata a uccidere ancor prima di nascere. Una storia di riti satanici e di sangue. Un'agghiacciante incursione nel regno dell'orrore (dall'ultima di copertina).
Di nuovo Ramsey Campbell mi ha fregato, mai come lui un autore ha avuto una carriera scandita da lampi di genio (vedi L'ultima rivelazione di Gla'aki) e opere mediocri (Antiche immagini e Il sesso della Morte).
La bambola che divorò sua madre, forse uno dei titoli più fighi della narrativa horror, è un libro sopravvalutato con grandi potenzialità che purtroppo non vengono sfruttate. L'incipit è intrigante e avrebbe tutte le caratteristiche per svilupparsi in un grande storia ma poi tutto diventa nebuloso e insipido.

Ci sono alcune scene suggestive e ben costruite, le atmosfere morbose e malsane del resto sono una specialità di Campbell, ma non bastano a salvare un romanzo che non decolla mai.
Voto: 5
[Alessandro Balestra]

Incipit
Non c'erano taxi.
Clare Frayn arrancava tremante avanti e indietro lungo Catherine Street. Era una bella notte d'estate, e la strada aveva il colore della brace grazie alla luce dei lampioni al sodio. Eppure Clare tremava. Guardò l'orologio. Buon Dio, le quattro.



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