L'ira di Cthulhu

di Robert Bloch - pagine 249 - Fanucci

Albert Keith prova un'imprevista attrazione per uno strano e terribile dipinto ed è costretto immediatamente ad acquistarlo. L'opera riproduce un'immonda creatura, per metà umana e per metà canina. Ripulendo il ritratto scopre il nome del pittore. Si tratta di Pickman, e Keith accosta subito il suo nome al protagonista del racconto di Lovecraft.
Non si trattava allora di un'opera di fantasia? Pickman è realmente esistito?
Quindi anche il suo modello era una creatura in carne ed ossa?
Addentrandosi tra le storie dell'orrore del defunto Lovecraft, Albert Keith scopre una terribile e pericolosa verità (dall'ultima di copertina).

L'incipit è buono, fa rivivere le atmofere un po' polverose ma sempre affascinanti dei vecchi romanzi dell'orrore di inizio Novecento. Poi la trama diventa più concreta, attuale e ingarbugliata, tra complotti, servizi segreti e sette sataniche fino all'inevitabile spiegone finale.
Un'omaggio a Lovecraft riuscito a metà a causa di una storia che non cattura abbastanza e di personaggi poco caratterizzati.
Mi aspettavo meglio.
Voto: 5/6
[Alessandro Balestra]

Incipit
Albert Keith non credeva nell'amore a prima vista, finchè non vide il ritratto.
Non era uno dei soliti faccini graziosi. Per la veritù i tratti erano piuttosto canini; occhi rossastri e sfolgoranti, una protuberanza ben poco sporgente che voleva essere un naso, labbra cascanti e bavose, e orecchie a punta. E il corpo rannicchiato, incrostato di fango, aveva un'aria solo vagamente umanoide, con gli arti superiori che terminavano con degli artigli ossei ricoperti di scaglie, e i piedi che nella parte di sotto conservavano ancora qualcosa degli zoccoli.



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