Ipnagogica

di Christian Sartirana - pagine 113 - euro 3,20 - Acheron Books

Recensisco con piacere questa antologia di racconti di Christian Sartirana, autore che ho conosciuto di persona un paio di anni fa (anche se per il vero non abbiamo avuto modo di parlare molto) e che mi ha detto di tenere al mio parere su questo suo lavoro (e della cosa sono onorato).
Entro subito nel vivo: i racconti sono in tutto cinque, due piuttosto lunghi e gli altri tre più brevi. Non mi soffermerò, come mio solito sulle trame: non mi piace togliere sorprese e non credo le recensioni debbano raccontare i contenuti ai lettori.
“La manina” è la storia d’apertura. Si parte forte, poiché a mio parere è il secondo racconto più meritevole. Il protagonista vive con angoscia e straniamento un difetto fisico che ha dalla nascita: la convivenza della mente e del resto del corpo con una mano deforme sono il filo conduttore della prima parte di questa vicenda. Nella seconda parte, assistiamo a una vera e propria presa di posizione del protagonista, che decide di risolvere una volta per tutte il suo problema e... beh qui accade l’inaspettato. Voto alto per questo racconto kafkiano.
La parte centrale dell’opera consta di tre racconti più brevi “Una collezione di cattiverie”, a mio parere la storia più debole e più incerta della raccolta, come trama e come stile (forse una cosa conseguenze dell’altra, almeno per la mia esperienza di scrittore) “La porta” pezzo ispirato ma che non mi ha convinto fino in fondo e “Facce bianche”, racconto breve che invece ho molto apprezzato e mi ha ricordato il miglior Bradbury.

Per finire l’altro racconto lungo, quello che in assoluto ho preferito: “La memoria della polvere”. Una coppia si trasferisce nei pressi di una vecchia fabbrica chiusa molti anni prima a causa di un terribile incidente e... Il tema è classico e siamo nel solco della tradizione della Ghost Story (che io amo particolarmente), ma sviluppato in modo originale dall’autore. L’ambientazione italiana (che è teatro delle vicende di tutta l’opera) è particolarmente riuscita e apprezzabile. Un dettaglio in particolare di questo racconto ha stimolato la mia fantasia (non ve lo svelo neppure sotto tortura) e da solo ha fatto guadagnare mezzo voto in più nel giudizio finale.
Lo stile è pulito, semplice e senza troppi fronzoli; l’edizione è molto curata e l’assenza di errori e refusi in generale si fa notare rendendo piacevole e scorrevole la lettura.
Per concludere una bella raccolta dalla struttura (almeno così appare a me) divisa in due parti: una di “apertura e chiusura”, dove l’autore rimane più nella tradizione classica dell’horror e una “centrale” dove prova a sperimentare, a far sentire l’indubbia originalità della sua penna mostrandoci la sua pronunciata vena weird e dove i classici mostri e fenomeni soprannaturali vengono sostituiti da un senso di mistero, angoscia e “non svelato”.
Voto: 7
[Giuliano Conconi]

Incipit dal racconto "La manina"
Lo chiamavano Danny Manina per via di una malformazione alla mano sinistra.
Era più piccola di quella destra e un po’ storta, come una figura di cera rimasta troppo vicino alla stufa. Così che la descrivevano quelli che dicevano di averla vista.
Non erano molti, e tutti asserivano di averla potuta adocchiare solo per un fuggevole istante, vista la grande premura di Danny di tenerla sempre al sicuro dentro la tasca, o avviluppata nella manica della giacca.
Danny non voleva che gli altri vedessero la sua mano. Pur funzionando benissimo, per lui era una cosa orribile, forse anche più brutta che per gli altri. I quali, a conti fatti, la trovavano semplicemente curiosa, tutt’al più impressionante.



POTREBBE INTERESSARTI

» Tutte le notizie

RUBRICHE: arte | Audiolibri | Cinema | Concorsi | Dracula | ebook | Guida alla scrittura | Halloween | Interviste | Isola di Scheletri | Letters from R'lyeh | libri | Necrolexicon | Notizie | partner | Pennywise | Racconti | Scream Queen | Segnalibri | Signora delle Mosche | Teschio d'oro | TV Horror | Videogiochi | Zio Tibia