A volte si muore

di Claudio Vergnani - pagine 393 - euro 14,90 - Dunwich Edizioni

In una città dove intere aree erano preda di criminali e maniaci, di bande mascherate, di stupratori seriali e pazzi sbandati, e sotto il controllo di gangster in doppiopetto, si muoveva un assassino misterioso e invisibile chiamato il Bisbiglio. La leggenda voleva che solo i morti che si lasciava dietro - straziati e oltraggiati - potessero vederlo. Infliggeva una fredda violenza e una studiata crudeltà, muovendosi con astuzia nel buio e nel silenzio. Colpiva quando le sue vittime erano ignare, indifese o deboli. Oppure, al contrario, quando erano certe di essere al sicuro. E, quel che era peggio, non comprendevamo nemmeno perché lo facesse. Non eravamo un passo indietro, eravamo proprio anni luce distanti. Eppure, in qualche modo, sentivamo che il cerchio ci si stava stringendo intorno, che alla fine, in un modo o nell’altro, lo avremmo visto anche noi (dall'ultima di copertina).

Faccio sempre una fatica immane a recensire un libro, la questione poi si complica ulteriormente quando 1) voglio che la mia recensione sia all'altezza dell'opera 2) l'autore è uno dei miei preferiti 3) il libro in questione è fotonico. Quindi scriverò di getto o come dice Vergy, uno dei protagonisti del romanzo, suonerò ad orecchio.
Tralasciando per un attimo il lato drammatico della storia, "A volte si muore" mi ha fatto riassaporare i vecchi tempi quando da ragazzo, invece di andare in discoteca, partivo per esplorare vecchie case abbandonate e cimiteri. E in questo libro i ruderi giocano un ruolo fondamentale.
Claudio Vergnani, oltre a scrivere dannatamente bene, ha la capacità di regalare al lettore una gamma vastissima di emozioni: paura, tensione, meraviglia, raccapriccio, felicità (si ride di brutto), ma anche lacrime... C'è un passaggio infatti che mi ha sconvolto e commosso come un bambino! Ma non solo.
Avete presente una suspense da manuale? Sì signori, tutto il testo è caratterizzato da un'attesa snervante alla deserto dei Tartari che non vi mollerà fin quando non arrivate alla fine.
Per concludere "A volte si muore" non è solo uno dei migliori libri scritti da Vergnani ma è anche uno dei più belli che abbia mai letto.
Consiglio però, anche se non è essenziale, per apprezzarlo al 100% invece che al 95% di leggersi prima le precedenti avventure di Claudio e Vergy ossia nell'ordine "Il 18° vampiro", "Il 36° giusto", "L'ora più buia", "Lovecraft's Innsmouth" e "La Torre delle ombre".
Buona lettura!
Voto: 9
[Alessandro Balestra]

Incipit
L'edificio, molti anni prima, era stato un asilo. Poi, per qualche motivo, non aveva funzionato. Troppo fuori mano, probabilmente, perso com'era in una periferia già desolata, poi divenuta triste e quindi pericolosa, che non era più città ma neanche campagna. In seguito era stato utilizzato come distretto dall'aeronautica militare, ma anche i rudi combattenti dell'aria avevano dovuto cedere le armi: non era sopravvissuto ai tagli di nemmeno una legislatura.



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