Tutti defunti... tranne i morti

Regia: Pupi Avati
Cast: Carlo Delle Piane, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Greta Vajan, Michele Mirabella, Bob Tonelli
Sceneggiatura: Pupi Avati, Antonio Avati, Gianni Cavina, Maurizio Costanzo
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Maurizio Tedesco
Scenografia: Luciana Morosetti
Costumi: Luciana Morosetti
Produzione: Italia
Durata: 1:39
Anno: 1977

Trama

Dante s’incarica di vendere due copie del volume intitolato “Misteri, leggende e delitti dei castelli emiliani” ai membri delle famiglie nobili citate in esso. E’ così che arriva presso il castello dei marchesi Zanotti, famiglia su cui, stando al libro, graverebbe una terribile maledizione: secondo la profezia, di dieci persone legate al nome degli Zanotti, nove moriranno; soltanto così un tesoro nascosto potrà venire alla luce. Poco dopo l’arrivo di Dante al castello, qualcuno comincia ad uccidere, uno dopo l’altro, i presenti, alcuni dei quali si trovano lì per partecipare ai funerali del marchese Ignazio Zanotti, il capofamiglia, morto per malattia. La profezia si sta avverando? Chi è l’assassino? E soprattutto: chi sarà il prossimo?

Recensione

Guardando Tutti defunti... tranne i morti viene in mente il laboratorio di un alchimista, di uno stregone, che, curvo sul suo pentolone, mescola pazientemente gli ingredienti alla base della sua pozione: quello di Avati è infatti un film che sottende la commistione tra più generi (gotico, giallo deduttivo, grottesco, thriller), e che, indubbiamente, fa di essa il suo punto di forza insieme alla trama.
Ciò che salta subito all’occhio, è la deformazione grottesca e parodica, operata a fini espressivi, dei personaggi. Con essa Avati non solo si ritaglia, all’interno del film, lo spazio per una feroce critica sociale, volta a denunciare i comportamenti meschini e i vizi di certa aristocrazia decaduta, avida e tutta tesa a mantenere, attraverso la forma, un’apparenza di ceto privilegiato; non solo inventa un mondo, quello in cui si svolge la vicenda, assurdo, popolato da personaggi demenziali, facendosi così demiurgo; ma, attraverso un linguaggio parodico, rovescia alcuni topoi dei generi a cui si richiama: ne è un esempio l’investigatore Martini (Gianni Cavina), un perfetto idiota, personaggio che ha l’evidente obiettivo di prendere in giro l’infallibilità del detective dei romanzi gialli.
L’effetto prodotto dalla comicità che pervade il film quand’è inserita in contesti “thriller” o “gotici” è quanto meno stridente, bizzarro; ma esso fomenta, più che lenire, un senso di surreale inquietudine, sempre presente durante la visione (ne è un esempio calzante la scena dell’omicidio del libraio, all’inizio del film). La paura e l’inquietudine, in altre parole, non sono stemperate dal comico, ma deformate in senso grottesco, per dar vita a uno humor nero particolare, che spiazza lo spettatore.

Importante, e molto coinvolgente, è il fulcro della trama, ovvero la profezia secondo la quale nove persone moriranno e solo una si salverà, “non si sa come”; solo a quel punto salterà fuori il tesoro misterioso, nascosto da qualche parte nel castello. La profezia, che trae dalla tradizione gotica, è fondamentale nell’infondere all’intera pellicola un forte e suggestivo senso del mistero, corroborato dagli ambienti, cupi, lugubri, in cui il film si svolge (le stanze e i corridoi semibui del castello, il paesaggio brumoso che circonda la tenuta dei marchesi Zanotti, ecc.), ed offre ad Avati la possibilità di rispolverare enigmi tipici del giallo classico (lo si vede, ad esempio, nella scena in cui la marchesina Ilaria, attraverso un anagramma, scopre il luogo dov’è custodito il tesoro), che danno al film un taglio gustosamente mistery. Tutti questi espedienti risulterebbero perlomeno anacronistici, epigonali, se Avati non avesse operato la commistione tra stilemi narrativi di genere ben delineati e il registro comico-grottesco attraverso cui passa la definizione dei personaggi: è questa miscela inedita a fare del film una pellicola originale, nonostante essa costruisca la sua trama principalmente su stereotipi mutuati da vari generi letterari e cinematografici.
Inaspettato il finale, che riserva ben due colpi di scena... Ma non si può rischiare di rovinare la visione del film dicendo altro. Non resta, allora, che invitarvi ad attraversare, insieme a Dante, la nebbia della campagna emiliana, e a conoscere i folli marchesi Zanotti, presi di mira da un misterioso assassino.
Voto: 8
(Salvatore Napoli)



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