American psycho

Regia: Mary Harron
Cast: Christian Bale, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Jared Leto, Josh Lucas, Justin Theroux, Bill Sage, Matt Ross, Samantha Mathis, Reese Witherspoon, Guinevere Turner
Soggetto: tratto dal romanzo di Bret Easton Ellis
Sceneggiatura: Mary Harron, Guinevere Turner
Montaggio: Andrew Marcus
Musiche: John Cale
Fotografia: Andrzej Sekula
Nazione: USA
Anno: 2000
Durata: 101 minuti

TRAMA

Patrick Bateman lavora come broker a Wall Street di giorno e sfoga di notte le sue pulsioni psicotiche su chiunque gli provochi disgusto, con una predisposizione per vivisezionare le ragazze.

RECENSIONE

Diretto nel 2000 da Mary Harron, “American Psycho” è la trasposizione cinematografica dell’omonima opera letteraria del controverso scrittore californiano Bret Easton Ellis, incentrata sulle vicende di Patrick Bateman, 27enne broker di successo che scandisce la sua vita tra il lavoro a Wall Street di giorno e il ‘vezzo’ del serial killer di notte.
Le premesse di trovarsi di fronte ad un adattamento che rendesse giustizia ad uno dei romanzi più discussi degli anni ’90 c’erano tutte, ma è bene dire subito che, purtroppo, il film della Harron è più una delusione che una sorpresa.
Sia ben chiaro che non ci troviamo di fronte ad un autentico scempio, i film orrendi sono ben altri, ma se l’intenzione era quella di realizzare una pellicola che mirasse a sconvolgere lo spettatore per l’uso di una violenza allucinata ma allo stesso tempo lucida e consapevole quale è quella raccontataci da Ellis nella pagine del suo libro, il film fallisce il suo intento, dato che, nelle sequenze che mostrano le efferatezze compiute dal protagonista non si rimane impressionati ma piuttosto insoddisfatti e perplessi, poiché la violenza che ci viene mostrata non è né lucida né consapevole come dovrebbe essere ma è solo finta e sicuramente non nuova a chiunque abbia visto almeno uno scialbo teen-horror movie.
E non gli riesce meglio neanche la descrizione del mondo dei broker di Wall Street, che invece di essere energica e corroborante finisce per risultare lenta e quasi stereotipata.
Che quello di Mary Harron sia un film tutt’altro che robusto lo percepiamo non difficilmente da una regia timida e che potrebbe indubbiamente esprimere molto di più e da una sceneggiatura non brillantissima che gioca tutte le sue carte unicamente sul protagonista Christian Bale, che fa di tutto per sostenere il già mite livello di pathos finendo per caricare il suo personaggio fino allo stremo e uscendo completamente dalle righe rendendosi ben poco credibile e quasi auto ironico.
Per il resto, tolti questi ahimè rilevanti difetti, il film scorre via liscio per un’oretta ma si ritrova, nella restante mezz’ora, quasi a girare su stesso e a cercare un qualunque sostegno per dire qualcosa che non sia già stato detto.
Poco, veramente troppo poco è stato fatto purchè questo film risultasse perlomeno accettabile e, con grande rammarico, non mi resta che appellarmi a chi ancora non l’ha visto e a consigliare piuttosto la visione di un altro adattamento di un’opera di Bret Easton Ellis, ovvero: “Le regole dell’attrazione” di Roger Avary, una pellicola che, al contrario di questa, non ha paura di osare.
Credetemi, ne vale veramente la pena.
Voto: 5
(Francesco Manca)