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IKIGAMI

 

Regia: Tomoyuki Takimoto
Cast: Akira Emoto, Jun Fubuki, Hitori Gekidan, Haruka Igawa, Yuta Kanai, Shota Matsuda, Kazuma Sano, Takashi Sasano, Sansei Shiomi, Kôji Tsukamoto, Takayuki Yamada
Nazione: Giappone
Anno: 2008
Durata: 133 minuti

 

TRAMA
Tratto dal manga omonimo di Motorô Mase edito in Italia da Planet Manga.
In un Giappone distopico la Prosperity Law costringe un certo numero di giovani, cui è stata inoculata una capsula in età scolare, a morire per il paese. La motivazione dietro l'emendamento è da ricercarsi nel tentativo del governo di arginare i suicidi e sensibilizzare la popolazione circa il valore della vita umana. I prescelti casualmente dal ministero preposto vengono avvisati tramite un Ikigami, un annuncio di morte, 24 ore prima del decesso.

 

RECENSIONE
Metafora della casualità della morte "Ikigami" è in realtà anche una finestra sul futuro non troppo lontano di alienazione che il Giappone pare aver costruito per i suoi figli.
L'Ikigami è un annuncio di morte che gli sfortunati eletti a sorte dal governo ricevono 24 ore prima dell'ora fatale. Al momento prescritto li raggiungerà un impulso che farà esplodere una capsula inoculata in età scolare ad un certo numero di bambini scelti a caso. In un mondo dove i suicidi sono diventati un problema sociale e la vita media sembra valere poco, lo stato, mediante una Prosperity Law, si prefigge di indurre nei cittadini il timore della morte e il senso di sacralità della vita. Ovvio che sentimenti del genere non si possono nè indurre nè provocare per decreto, ma il risultato di questo procedimento in realtà darà da pensare più a chi ha il compito di consegnare gli Ikigami, che alla popolazione colpita dalla casualità del procedimento.
Fujimoto Kengo, un angelo della morte con un fascicolo in mano che ricorda in parte gli Shinugami del "Death note", attraversa l'intera storia dipensando annunci di morte come fossero i giornali del mattino. E nelle tre storie raccontate in questo frammento si leggono le diverse possibili reazioni delle persone all'acquisita consapevolezza dell'imminenza della loro mortalità.
Tanabe Tsubasa, un giovane musicista da strada alle soglie della fama, sceglie di morire davanti alle telecamere mentre sua madre e il suo migliore amico ne piangono la triste sorte. Takizawa Naoki, figlio di una donna che partecipa alle elezioni con un programma a difesa della Prosperity Law, viene avvisato mentre era in procinto di togliersi la vita e usato da sua madre come manifesto della propria dedizione alla causa. Mentre Satoshi decide di donare le sue cornee alla sorella cieca nascondendole il fatto di essere il donatore che le renderà la vista.
Tutte e tre i malcapitati hanno in comune una rassegnazione circa il proprio destino e un sano rimpianto per la vita sprecata in nome di qualcosa che in realtà non esiste. Dal momento che se davvero è necessario istillare il desiderio di vivere usando la morte non si può certo dire di aver risolto il problema. Ma tant'è, i burocrati del mondo parallelo in cui questa triste storia ci viene raccontata ritengono di dover controllare persino chi dovrà morire, all'interno di una società divenuta talmente invivibile da stimolare nei suoi cittadini la tendenza al suicidio.
La regia sobria e molto cupa rende al meglio le ossessioni di un Grande Fratello Burocrate che si arroga il diritto di vita e di morte sui suoi cittadini. Mentre la buona prova di tutto il cast sostiene senza sforzo le due ore di film. Il leggero sbilanciamento a favore di un sentimentalismo per le vite sprecate dei giovani giapponesi è in realtà, seppur leggermente ridondante, ampiamente giustificato dalla poetica del racconto. Mentre la colonna sonora sottolinea con garbo i passaggi più tristi e alleggerisce in parte il peso di una storia nera e senza speranza.
Ma a reggere l'intero carico di un racconto così privo di speranza è in verità il coinvolto spettattore, il quale quasi da subito non potrà fare a meno di amare i personaggi vivissimi di una storia che, per essere una distopia, pare inquietantemente possibile.
Voto: 6,5
(Anna Maria Pelella)